Crisi emittenza locale, il Consiglio alla Giunta: “Servono soldi e aiuti concreti”

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BARI- Era il 28 giugno 2010. L’indimenticato presidente del Co.re.com Giuseppe Giacovazzo, parlava così del futuro delle televisioni locali.
Lo diceva quando nessuno gli credeva. Lo ripeteva quando gli editori delle allora 44 emittenti private pugliesi lo gridavano a gran voce. Non per allarmare, ma per preparare. Perché, come avete sentito, era previsto che la crisi e il passaggio al digitale terrestre avrebbero spazzato via quel famoso “pluralismo dell’informazione”. Una parola ripetuta da tutti, portato come vessillo di una battaglia comune, ma tanto inflazionato quanto scarsamente sostenuto nei fatti.

Queste sono le immagini del convegno al quale presero parte, come si vedrà, tutti coloro che oggi dicono che qualcosa si deve fare. E quelli seduti in platea erano – e specifichiamo erano – gli editori delle 44 emittenti. Perché da quel giorno di antenne se ne sono spente tante. Troppe. Mentre tutti continuano a dire che il pluralismo dell’informazione va difeso.

Il Consiglio regionale, ha appena approvato un ordine del giorno con il quale torna a chiedere alla giunta di sostenere l’intero settore.
Il documento, il cui primo firmatario è il foggiano Marino, impegna la giunta a destinare – in ogni determina della Regione Puglia e delle società operative ad essa collegate e controllate – il 15% delle somme stanziate alla attività di comunicazione e promozione da realizzarsi a cura e con l’attività delle televisioni locali che saranno individuate in base alle graduatorie Co.re.com; a sensibilizzare, inoltre, le altre amministrazioni locali affinché operino nello stesso modo.

Contestualmente, impegna la stessa giunta ad attivarsi presso il governo nazionale affinché vari una corposa legge a sostegno dell’intero settore, ripristini al più presto i contributi legge 448/98, erogandoli nei tempi previsti dalla legge. Eventuali finanziamenti regionali – ha detto il presidente dell’Assemblea Onofrio Introna – dovrebbero premiare la buona editoria, le imprese che rispettano requisiti di correttezza gestionale, regolarità contributiva e tenuta occupazionale. Realtà, come Telerama, che oggi ancora esistono. Ma di tempo da perdere non ce n’è davvero più.

Perché i giornalisti e operatori televisivi in cassa integrazione o costretti a cambiare mestiere, in Puglia, sono quanto una piccola Ilva, più numerosi della Bridgestone, in crisi come e quanto la Natuzzi. Ma il nostro settore sta morendo giorno dopo giorno, senza che nessuno voglia accorgersene.