Omicidio Bianco, i due arrestati fanno scena muta

ritrovamento corpo carbonizzato di Massimo Bianco

LECCE- Antonio Gabrieli e Antonio Zacheo , in carcere da lunedì pomeriggio con l’accusa di aver ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo il socio in affari Massimo Bianco, non hanno proferito parola, e durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Alcide Maritati hanno scelto il silenzio.

Un’accusa pesante quella che li ha portati in carcere a 15 giorni dall’esecuzione del 42enne di Martano trovato cadavere nelle campagne tra Martano e Carpignano Salentino, semicarbonizzato, freddato con un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata, probabilmente picchiato e tramortito con un pugno.

Insomma un omicidio brutale dopo una mattinata trascorsa insieme in un chiosco di San Foca, dove i tre si erano intrattenuti per mangiare cozze e formaggio.

L’ordinanza d’arresto firmata dal gip Maritati e richiesta dal pm Antonio De Donno è arrivata dopo che i tasselli hanno iniziato a combaciare, messi insieme dagli uomini del nucleo investigativo di Lecce al Comando del capitano Biagio Marro e da quelli della Compagnia di Maglie.

I due indagati, soci in affari della vittima, durante i numerosi ascolti si erano più volte contraddetti, fornendo versioni su quelle ultime ore trascorse insieme a Bianco lacunose e non coincidenti. Secondo gli inquirenti i due avevano concordato una versione comune da fornire agli investigatori: intorno alle 15 avrebbero lasciato Bianco sulla Martano-Melendugno dove ad attenderlo c’era una Opel Corsa scura con due individui a bordo.

Bianco avrebbe avuto quindi un appuntamento con qualcuno e del quale non aveva parlato a nessuno.

Ma la svolta nelle indagini è arrivata con la testimonianza di  un carabiniere in servizio presso la stazione di Melendugno, testimone inconsapevole delle fasi preparatorie di un omicidio che gli investigatori ritengono premeditato e pianificato con freddezza. Il 27 giugno, giorno della scomparsa di Bianco e giorno in cui fu ucciso, il carabiniere intorno alle 15 intercettò la Nissan Micra di uno dei presunti assassini. A bordo tre persone, una seduta dietro, sembrava chiedere aiuto. L’atteggiamento sospetto dei tre aveva spinto il militare ad annotare il numero di targa per ulteriori accertamenti. Solo dopo il ritrovamento del cadavere, due giorni più tardi, guardando le foto diffuse dalla stampa, il carabiniere riconobbe nel luogo del ritrovamento del cadavere la strada in cui aveva notato la Nissan Micra.

Ed è dall’analisi scientifica dell’auto, intestata alla moglie di Gabrieli, che potrebbero arrivare nuove prove schiaccianti. Il pm disporrà a breve la consulenza tecnica alla ricerca di eventuali tracce di sangue, di un bossolo o di un ogiva, perchè non è escluso che l’omicidio sia avvenuto proprio nell’auto.

Massimo Bianco è stato tradito quindi da due amici, due persone delle quali si fidava. Invece, secondo la ricostruzione fatta dai CC, gli hanno puntato contro la pistola e lo hanno ammazzato. Il movente è ancora avvolto nel mistero. Potrebbe essere legato agli affari ma potrebbe trattarsi anche di omicidio commissionato da qualcuno e legato al mondo della criminalità organizzata. E poi manca ancora l’arma del delitto, quella calibro 9 che non è spuntata fuori in nessuna delle perquisizioni.

Intanto  Antonio Gabrieli, 53 anni e Antonio Zacheo di 27, restano in carcere. A difenderli dalle accuse di omicidio in concorso, distruzione di cadavere e porto abusivo d’arma da fuoco sono gli avvocati Alessandro Stomeo e Dimitri Conte.

Mariella Costantini