Accorpamento tribunali, il Comune non ha soldi: “Trovi il Ministero la soluzione”

tribunale

LECCE- Mentre il 12 settembre è sempre più vicino e il previsto accorpamento dei tribunali incombe, l’amministrazione comunale attende l’esito della decisione del ministero sulla richiesta del presidente del Tribunale di Lecce, Mario Benfatto, di tenere aperte le tre sedi di Nardò, Casarano e Maglie.

Per il Comune di Lecce sarebbe l’unico modo per prendere ancora tempo ed evitare una possibile paralisi della giustizia: l’attività di sette tribunali, da accorpare tutti su Lecce, potrebbe rivelarsi un carico insostenibile per le già inadeguate strutture leccesi.  Il sindaco porterà la questione in sede Anci.

“Se il ministero dovesse mettere mano alle sue casse, allora le cose cambierebbero, ma ad oggi non ci sono i soldi nemmeno per pagare il 20% del canone di locazione previsto nel caso si scegliesse di affittare un immobile”, spiega Daniele Montinaro, consigliere comunale delegato alla Giustizia. Intanto, la possibilità di creare una terza sede nel Convento degli Agostiniani, di proprietà del comune,  sembra tramontare: ci sono problemi di adeguamento strutturale, di destinazione e di ristrutturazioni ancora da terminare. Nemmeno la riorganizzazione degli uffici, rilanciata la settimana scorsa dal presidente dell’Ordine degli avvocati, Raffaele Fatano, in “Open”,  sembra una buona soluzione, perché trovare il posto per sette tribunali sembra pretenzioso.

Resta in piedi la soluzione di palazzo delle Poste, ma anche in questo caso Montinaro spiega che tutto sarebbe nelle mani del ministero, perché il comune non può permettersi di sborsare un solo euro.

Su quest’ultima ipotesi continua a incalzare il Movimento Regione Salento-Mir, con il suo segretario cittadino, Valentino Latorre, che spiega: “Il palazzo è di pregio, architettonicamente adatto ad ospitare una sede di Tribunale e dotato di tutti gli spazi interni necessari; è un palazzo importantissimo per la nostra città, legato indissolubilmente alla sua storia, ed utilizzarlo ora, per scopi di così alto profilo, significherebbe concretamente riqualificarlo e restituirlo a Lecce ed al Salento; la sua ubicazione in Piazza Libertini permetterebbe un bilancio urbanistico della zona, dove sono presenti, non dimentichiamolo le imponenti mura e l’ingresso più bello del Castello Carlo V, che necessitano di continui interventi di restauro e riqualificazione; la quotidiana presenza di centinaia di persone, legate a vario titolo al funzionamento dei Tribunali e degli Uffici del Giudice di Pace, darebbe nuovo impulso a tutti gli esercenti e a tutte le attività commerciali della zona, nell’ottica più generale di un sostegno al commercio nel Centro di Lecce; il Ministero può intervenire seriamente per il totale pagamento del canone di affitto”.