Omicidio Bianco: in manette i due indagati

ritrovamento corpo carbonizzato di Massimo Bianco

LECCE-  Arriva dopo 15 giorni di indagini serrate la svolta sull’omicidio di Massimo Bianco, il 42enne di Martano il cui cadavere e’ stato trovato carbonizzato il 29 giugno scorso nelle campagne tra Martano e Carpignano Salentino. In manette con l’ accusa di omicidio in concorso, distruzione di cadavere e detenzione illegale di arma da fuoco sono finiti Antonio Gabrieli, 53 anni e Antonio Zacheo di 27, entrambi soci in affari della vittima e entrambi sospettati sin da subito. I loro nomi erano finiti sulGABRIELI ANTONIO registro degli indagati già qualche ora dopo l’ omicidio. I due erano stati interrogati piu’ volte dai carabinieri del nucleo investigativo che ha preso in mano le indagini . La svolta e’ arrivata nel primo pomeriggio quando i militari al comando del capitano Biagio Marro hanno eseguito l ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due, ordinanza richiesta dal pm Antonio De Donno e firmata dal gip Alcide Maritati.

Erano stati loro due a vedere per l’ultima volta Massimo Bianco, con cui gestivano un deposito di materiale edile, prima che svanisse nel nulla giovedì 27 giugno. L’autopsia, eseguita dal medico legale roberto vaglio, aveva già confermato si fosse trattato di una vera e propria esecuzione, avvenuta il giorno successivo alla scomparsa e precedente il ritrovamento del corpo. Nessun segno di violenza ma un unico colpo di pistola sparato alla tempia sinistra, prima che il cadavere venisse cosparso di benzina e bruciato.

Le risultanze investigative hanno, dunque, convinto il gip che ha disposto l’ arresto di Zacheo e Gabrieli.

ZACHEO ANTONIOCon loro Massimo Bianco aveva trascorso la mattinata e sarebbero stati loro ad accompagnarlo sulla provinciale che costeggia la campagna in cui fu ritrovato il cadavere. Ad incastrarli una serie di dichiarazioni non convincenti e non riscontrabili, le celle telefoniche che indicavano come i due fossero stati in quel luogo, e poi un testimone chiave che li avrebbe visti proprio in quelle campagne. Il movente e’ ancora poco chiaro, ma considerando che i tre erano soci in affari è possibile che la ragione vada ricercata in problemi di carattere economico.

Ad incastrare i due è stata la testimonianza di un carabiniere in servizio presso la stazione di Melendugno. Ha intercettato la Nissan Micra di uno dei presunti assassini il 27 giugno, giorno della scomparsa. A bordo tre persone, una seduta dietro, sembrava chiedere aiuto. L’atteggiamento sospetto dei tre aveva spinto il militare ad annotare il numero di targa per ulteriori accertamenti. Solo dopo il ritrovamento del cadavere, guardando le foto diffuse dalla stampa, il carabiniere ha riconosciuto il luogo in cui aveva notato la Nissan Micra.

 

 

Mariella Costantini