B&B, cambiano le regole

Bed and Breakfas

BARI- Dopo anni di travagliato iter, la riforma dei Bed and Breakfast ottiene il via libera dalla IV Commissione consiliare. E prima della pausa estiva dovrebbe incassare anche l’ok definitivo dall’Aula di Via Capruzzi diventando così a tutti gli effetti legge.

Tante le novità introdotte dal disegno di legge appena licenziato che ha come obiettivo quello di regolamentare l’attività ricettiva dei Bed and Breakfast alla luce anche delle disposizioni nazionali.

Due le tipologie di b&b riconosciute dalla legge: quelli a conduzione familiare (non continuativa) e quelli imprenditoriale (continuativa).

In buona sostanza nei primi, a conduzione familiare, l’attività ricettiva deve essere svolta dal titolare nello stesso stabile in cui abita regolarmente, per l’intero periodo di attività, che varia da un minimo di 3 mesi  ad un massimo di 9 mesi. Le camere non possono essere più di 3 e i posti letto 9, senza servizi aggiuntivi. All’interno dei borghi e piccoli comuni inferiori a 5mila abitanti, nei borghi rurali e nei centri storici, l’ospitalità può essere esercitata anche in unità immobiliari distinte, ma che non siano distanti tra di loro oltre 100 metri. Non è necessaria l’iscrizione nel Registro delle imprese.

L’attività di B&b in forma imprenditoriale, invece, può essere svolta dal titolare dell’impresa, da un suo familiare  o da un  socio. Il numero massimo di camere è 6 e di posti letto 18, che possono trovarsi in non più di due appartamenti nello stesso stabile o in massimo due unità immobiliari lontane tra loro non oltre 100 metri. Necessaria l’iscrizione nel Registro delle imprese.

Il provvedimento introduce l’istituto della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) da presentare al Comune, corredata delle certificazioni stabilite dai decreti nazionali. Il Comune ha il compito di verificare la sussistenza dei requisiti, e in caso di inadempienza, concede al titolare da 30 a 120 giorni di tempo, per regolarizzare la sua posizione.

Tra gli obblighi per chi esercita attività ricettiva, quello di dichiarare l’idoneità della struttura abitativa ad offrire ospitalità ai disabili.

Il provvedimento ha incassato l’ok della maggioranza ma non quello delle opposizioni che hanno preferito astenersi nell’attesa di presentare le proposte emendarie direttamente in Aula, studiate dal presidente dell’Udc Negro e dal vicepresidente del Consiglio Nino Marmo. Il dubbio sollevato riguarda i termini fissati per l’adeguamento alle nuove norme. Renderli retroattivi – secondo Negro e Marmo – sarebbe incostituzionale.