Abusivismo e concorrenza sleale, così muore il mercato del pesce di Gallipoli

mercato-gallipoli

GALLIPOLI- A mezzogiorno, il mercato del pesce di Gallipoli è già vuoto. E così è tutti i giorni, per quanto sia ai piedi della città vecchia, passaggio obbligato per turisti e non solo. Nulla, non c’è storia.

Parlano di abusivismo e di concorrenza sleale spietata i pescivendoli di quello che è rimasto della “chiazza” di un tempo. Non reggono il confronto sui prezzi con chi, poco più in là, arriva a vendere il pesce direttamente sulla banchina, nel pomeriggio, appena i pescherecci tornano in porto.

Ecco, da quando il mercato si è sdoppiato, commercianti da un lato, pescatori dall’altro, si è arrivati al capolinea. E qui è stato il tracollo.

Hanno il dente avvelenato e la delusione negli occhi.
Le saracinesche di molti box non riaprono più da parecchio tempo. Molti banchi sono vuoti e non perché, purtroppo, tutti hanno già venduto. Gli acquirenti aspettano il pomeriggio, aspettano il rientro delle imbarcazioni, ignorano quasi questo girotondo di negozianti, prodotti altrettanto freschi e sottoposti a rigorosi controlli.

La loro è protesta silenziosa, affidata tutt’al più a qualche cartello e frasi scritte col pennarello: “la chiazza del pesce è un cimitero”. E come dargli torto.

Non riescono a dialogare, dicono, con l’amministrazione. È per questo che hanno deciso di intraprendere lo “sciopero dell’affitto”, in piedi da sei mesi nell’indifferenza generale: la sospensione dei pagamenti dei canoni mensili dei locali commerciali di proprietà del Comune. Perché, lo ripetono, in questo modo non resta che piangere.