Ilva, Bondi scrisse a Vendola: “I tumori? Colpa del fumo di sigaretta”

operaio Ilva

TARANTO- Ultimatum di Enrico Bondi al governatore Nichi Vendola. Il commissario straordinario dell’Ilva di Taranto ha scritto a fine giugno alla Regione per segnalare che «i criteri e la procedura adottati dall’Arpa e dall’Ente regionale per la valutazione del danno sanitario a Taranto presentano criticità». Bondi ha dunque chiesto che queste «criticità siano esaminate» sottolineando come «il rapporto di valutazione del danno sanitario si sovrappone ad altre valutazioni che riguardano lo stabilimento Ilva e che questa sovrapposizione non consente il corretto svolgimento dell’attivita dell’impresa».

Spetterà al ministero dell’Ambiente sbrogliare la matassa. La lettera di Bondi è arrivata anche sui tavoli di Arpa, Ares e Asl di Taranto con un dossier di 44 pagine che ribalterebbe «gli studi scientifici sull’impatto delle emissioni dell’Ilva compiuti dall’Ar pa, dai consulenti del gip Patrizia Todisco e dagli esperti del Ministero della Salute autori dello studio Sentieri».

Secondo gli esperti di Riva la diffusione del tumore al polmone tra i tarantini non è dovuta agli effetti dei fumi prodotti dall’acciaieria più grande d’Europa ma agli stili di vita e precisamente al fumo di sigaretta. Adesso si aspetta la risposta della Regione e del presidente Vendola, considerando anche che nella conversione in legge del decreto 61, passato ora al Senato dopo il sì della Camera, si è stato stabilito che nemmeno la Valutazione del danno sanitario potrà modificare le prescrizioni Aia e che la Regione potrà al limite chiedere il riesame della stessa Aia. E una risposta l’aspettano anche i tarantini, perché dire che l’aumento di tumori sia dovuto al consumo di sigarette, appare davvero l’ennesimo bluff sulla salute della città.