Bufera tangenti al Comune: 7 avvisi di garanzia e le indagini non si fermano

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TARANTO- Non si fermano le indagini della guardia di finanza di Taranto dopo i 7 avvisi di garanzia che hanno scatenato la bufera tangenti al comune  di Taranto. L’ aministrazione ionica resta sotto la lente degli investigatori del nucleo di polizia tributaria sotto il coordinamento del comandante Giuseppe Micelli. Corruzione, truffa aggravata e ricettazione sono i reati ipotizzati dal pm Enrico Bruschi titolare dell indagine. Sono sette si diceva gli avvisi di garanzia firmati dal magistrato a carico degli imprenditori Pietro Galiuto, 71 anni, e suo figlio Antonio, 42 anni, titolari delle aziende Volpe e Geoga, spesso impegnate per i lavori pubblici  commissionati appunto dal comune e realizzati spesso in città vecchia, come la ristrutturazione di palazzo Pantaleo.

Edificio riaperto dopo lavori per 3 milioni e 600mila euro  finanziati dai fondi Urbani II, con quota di partecipazione comunale, e diretti dall’architetto Enzo La Gioia, responsabile per il Comune dell’ufficio di Area Vasta. Proprio l’ architetto è uno degli altri indagati, insieme  al geometra Antonio Mancini,  già coinvolto nell’inchiesta sul tartarugaio, il funzionario dei lavori pubblici Marcello Traversa, e Francesco Scialpi. Il lavoro della finazna è scattato a partire da un esposto presentato da un ex dipendente degli imprenditori Galiuto. E, dopo, l’esposto, la perquisizione, il 4 luglio scorso,  negli uffici dei titolari delle due ditte.

La documentazione recuperata ha fatto strada all ipotesi  di corruzione. Iniziaklemtne era stata ipotizzata solo la truffa allo stato. Ed ora prodseguono le indagini, al centro delle quali ci sono proprio le carte recuperate dai finanzieri  perche potrebbero divenire prova schuiacciante della presunta corruzione e di eventuali scambi di favori