Processo Boc, “Fu De Leo a proporre il regolamento sui buoni comunali”

Tribunale di Lecce

LECCE- “Il De Leo si rese proponente , accogliendo le istanze provenienti dal Naccarelli del “regolamento” adottato dalla Giunta Municipale del Comune di Lecce con la delibera 415 del 27 giugno 2005”.
Sono andati giù pesanti, nelle 77 pagine della motivazione della sentenza pronunciata l’aprile scorso al termine del processo nato dall’inchiesta sui “premi” dei Boc (buoni ordinari del Comune di Lecce), sulla posizione dell’ex assessore al bilancio Ennio De Leo, paventando anche la possibilità che si sia spartito con Naccarelli i soldi percepiti dall’allora dirigente del servizio economico e finanziario.

Entrambi sono stati condannati dal collegio della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, presieduto dal giudice Stefano Sernia. Cinque anni e mezzo sono stati inflitti a Naccarelli; 4 e mezzo a De Leo. Per entrambi è stata aggiunta l’accusa di concorso in peculato.
Quel regolamento, si legge ancora nelle motivazioni, “pur rivestendo l’apparente veste dell’atto normativo generale ed astratto, era in realtà una delibera pensata ed adottata ad hoc per assegnare una apparenza di legittimità alla successiva appropriazione di danaro dal Comune per l’importo di circa 684mila euro, che il Naccarelli avrebbe successivamente compiuto, emettendo mandati di pagamento per tale importo, trattenendone circa la metà per sé e distribuendo il resto ad altri funzionari e collaboratori”.

“Il movente del De Leo non è stato ancora compiutamente accertato- proseguono i giudici- tuttavia va sin d’ora segnalato che l’esame del computer del Naccarelli permise di recuperare, da una cartella di files appositamente cancellata, appena si seppe dell’indagine in corso, un prospetto in cui la quota spettante a Naccarelli era divisa in due parti, di cui una di 80mila euro. E pochi giorni dopo l’accredito degli incentivi, dal conto corrente di Naccarelli vennero appunto prelevate in contanti somme corrispondenti a questa parte. E che l’unico imputato che ha ritenuto di doverne offrire spiegazione è stato proprio De Leo- concludono i giudici sottolineando- peraltro manifestamente incongrua sul piano logico, si da escludere la possibilità della buona fede di De Leo nel rappresentarla”. Le prove di questa sorta di “divisione dei beni” non ci sono. Ma la stoccata del collegio è chiara, come dire: “excusatio non petita, accusatio manifesta”.

di Monica Serra