In Puglia meno figli e più aborti. E nel Salento si muore vicino all’industria

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LECCE- Nel Salento si muore più che in altre province. In Puglia nascono meno bambini che in tutta Italia, e per contro si abortisce molto di più. Sono i dati resi noti dall’Osservatorio Epidemiologico regionale che, periodicamente traccia un quadro sullo stato di Salute dei pugliesi. E il risultato, come detto, per alcuni versi è scoraggiante.

Il numero di figli per famiglia è inferiore alla media nazionale. Quanto al momento del parto poi, nel 2011 il 45% è avvenuto con taglio cesareo. Un numero spropositato se si considera che invece la media nazionale è ferma al 38%. Per questo, poi, lo ricordiamo, la Regione è intervenuta per tentare di ridurre questa tendenza che, di fatto, non sempre è la scelta migliore per la donna.

E dal lato opposto, in Puglia il numero di aborti, seppur lievemente diminuito come media regionale, resta alto. Ma come vi avevamo già mostrato in un nostro servizio di pochi mesi fa le donne che intendono interrompere la propria gravidanza devono ricorrere in alcune province alle strutture private perché , i ginecologi obiettori sono la stragrande maggioranza nel pubblico. La percentuale è salita dal 77 all’83%. Se la Asl di Lecce garantisce il servizio in molti ospedali e reigstrando per questo un inceremento di aborti nel 2012, le Asl di Brindisi e Taranto sono carenti di medici non obiettori. Uno per provincia, e questo ha indotto il direttore generale Ciannamea, lo ricordiamo, a emanare un concorso per reperirne uno.

Il tasso di mortalità è inferiore rispetto al resto d’Italia ma il dato ulteriormente grave è che si muore di più nel Salento e nella Provincia di Taranto per malattia dell’apparato respiratorio e tumori polmonari. Di più, nei quartieri vicini all’industria, a Taranto è incremento di decessi per infarto miocardico e cirrosi epatica.

Dati emersi in passato e che trovando ulteriore conferma, rendono ancor di più l’idea di una situazione grave.

Il quadro tracciato dall’Osservatorio per l’assessore alla Sanità Elena Gentile servirà come spunto per orientare le scelte future. “La sfida – ha detto- è di migliorare l’integrazione dei servizi sociosanitari. Come la procreazione medicalmente assistita per consentire la definizione delle tariffe, un servizio che è al di fuori dei livelli essenziali di assistenza (Lea) ma che vogliamo garantire alle donne pugliesi e non solo. E questo significa valorizzare il centro di Nardò.

Quanto al resto dei dati, il piano di rientro ha sortito il suo effetto, i ricoveri ospedalieri sono diminuiti. Per finire quasi la metà dei pugliesi è in sovrappeso, pochissimi amano l’attività fisica, ma fumano poco e bevono ancor meno del resto d’Italia”.