Gallipoli, Convento S.Francesco vendesi: ma c’è chi dice No

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GALLIPOLI- Da un lato, i panni stesi ad asciugare. Dall’altro, in tipico stile francescano. Risale al 1200. Per i gallipolini, un fulmine a ciel sereno. La notizia è emersa dalle pieghe di una determina con la quale si mette agli atti la richiesta di varienate al Prg avanzata dalla Provincia di Lecce. Come anche per l’istituto nautico, per l’ex convento di via Pasca si chiede la trasformazione della destinazione da zona A, centro storico, a zona B22, destinata a struttura turistico- ricettiva.

E questo con l’evidente fine di incrementare il valore dell’immobile in previsione di una possibile alienazione. D’altronde, a quello aspira Palazzo dei Celestini, proprietario del bene dal 1866. ha inserito l’ex covento nel Piano delle alienazioni e spera di ricavarne 2.900.000euro. “Non è un atto unilaterale, ma pensato assieme all’amministrazione comunale- ammette il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone-. Non possiamo prescindere da una partnership con i privati, siamo convinti della bontà della scelta dell’alienazione. È per il bene dello stesso convento, che è in uno stato di degrado”. Ma che questa sia la soluzione migliere, vendere a privati per far sorgere lì un albergo, non ne sono affatto convinti i gallipolini.

È per questo che il confronto, finora assente sul tema, dovrebbe iniziare a interessare la città, prima che un gioiello appartenente alla sua memoria storica sia sottratto una volta per tutte alla sua fruizione, com’è stato in casi noti e poco felici nel Salento. Un esempio per tutti, a Marittima di Diso.

Eppure, la stesa Provincia, nel 2001, ha finanziato il restauro di parte dell’ex monastero francescano con 2miliardi di lire, progetto inserito nel Pis per il turismo, per farne un contenitore di eventi culturali e museo del mare. Un piano naufragato, ma non per questo presupposto per consegnare l’immobile a privati. Il legame con la città è nelle cose. Nella chiesa, la raccolta delle offerte per il restauro del campanile. Fuori, una giravolta di pescatori che tessono le reti all’ombra e hanno nei locali al piano terra i depositi. Tre famiglie, a dire il vero, ci abitano pure, all’interno, occupando abusivamente i locali al primo piano, per quanto pericolanti.
Un pezzo di Gallipoli, si diceva. Della sua storia e del suo vissuto. Sicuri che la migliore alternativa sia sottrarlo ai gallipolini e trasformarlo nell’ennesimo albergo?

Foto Antonio Castelluzzo