Roca, la bella. Ma il museo può aspettare

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ACAYA- Ha un passato che ha navigato per i “mari di mezzo”. E un futuro che dovrà passare, invece, dalle forme condivise e coordinate di un’  organizzazione che possa consentirle il salto di qualità. È questa la sfida che ha di fronte a sé Roca, il sito archeologico sulla costa di Melendugno, abitato già dall’età del bronzo e indagato sistematicamente da oltre 25 anni. È della sua centralità nel mediterraneo che si è occupato il convegno di apertura della rassegna Fineterra, promossa dalla Provincia per far rivivere il centro di Acaya. Un lungo dialogo su cos’è stata quella città nel cuore dell’Adriatico, snodo strategico in quel corridoio, nell’età delle prime navigazioni commerciali tra il mondo Egeo-Orientale e l’Europa e il resto del mediterraneo. Di quel patrimonio rimane la grandezza, non solo delle pietre ma anche della prospettiva.

Nell’ambito della Mostra, il tesoro dei reperti archeologici,  vasellame, ceramiche tornite e dipinte , i grandi doli per la conservazione dell’olio, i metalli , gli avori. Splendide testimonianze che però non hanno dimora stabile. E il progetto, sempreverde, di un museo per roca, a quanto pare, è costretto ancora a rimanere un sogno nel cassetto.

“Non c’è un luogo idoneo, ancora”, dice il soprintendente. Ma forse potrebbe essere già sotto gli occhi di tutti, quel castello  di Acaya, che, almeno per qualche mese, ha restituito dignità ai ritrovamenti.