Migranti per strada, e l’integrazione dov’è?

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LECCE- Li avevamo lasciati lì, sulla panchina del viale della stazione, a lecce. Mattina e pomeriggio, senza far nulla. Spaesati. Per la notte un letto alla caritas, per il giorno senza possibilità di far qualcosa. In attesa dei documenti, sì. E, nel frattempo, alle prese purtroppo col niente. La caritas fa quel che può , ma non ha abbastanza volontari per consentire l’apertura della casa della carità anche nel pomeriggio. E poi, uno dei nodi più seri: per i migranti, poca informazione, poca prospettiva sui corsi in cui pure potrebbero essere inseriti, poca mediazione culturale. Eppure, un’alternativa più dignitosa ci sarebbe stata, ci sarebbe ancora, in fondo, in grado di riabilitare il loro essere migranti, in fuga da Afghanistan , Iraq, Turchia.

Niente di questo è per loro, per i dodici ragazzi che da un mese sono a lecce, ultima parte del gruppo di sessanta che è arrivato qui all’improvviso ed è stato poi smistato nei cara. Per loro, non si sa se è fortuna o disagio, alla fine, essere rimasti qui, piuttosto che spediti in uno dei centri di accoglienza per richiedenti asilo, a bari o a foggia, inferni viventi, strutture sovraffollate e alle prese con disordini, fino all’omicidio dei giorni scorsi. La promessa di un interessamento del governo arriva dalla provincia di Lecce.

Il punto però rimane lo stesso: capire se la soluzione è destinare i migranti nei cara o trattenerli in strutture minori, sparse sul territorio, piccoli nuclei di integrazione che possono fare la differenza.