Bray dribbla la domanda sul Tap

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LECCE- Massimo Bray fa il politico da pochi mesi, come ha ricordato alla platea della Camera di Commercio in mattinata, ma ha già imparato a non rispondere alla domande scomode. Non difficili, perché il quesito è seplice: qual è la posizione di Massimo Bray sulla Tap di San Foca? Si impegnerebbe, il ministro, ad avversare il progetto, facendo pressioni in consiglio dei ministri, oppure no? Sarebbe meglio dirottare Tap in un territorio a vocazione industriale come Brindisi, oppure no.

La domanda, in mattinata, era più che pertinente, perché il ministro ha voluto ricevere ufficialmente la lettera di Alberto Durante, un operatore del settore turistico, che in mattinata ha ricevuto il premio Ospitalità Italiana della Camera di Commercio, ma  che è preoccupato per il suo futuro, perché si sente minacciato dalla Tap, che di recente è anche riuscita ad aggiudicarsi l’appalto. Bray ha detto di aver parlato con il ministro competente e si è impegnato a prendere in considerazione seriamente la questione posta dagli operatori turistici di San Foca. Ma non una parola per far capire la sua posizione personale sulla vicenda. Il suo compagno di partito, Sergio Balsi, invece, è stato fin troppo chiaro: “Va bene il gasdotto, opera di fondamentale approviggionamento energetico, che elimina il monopolio del gas, ma non a San Foca. Considerando il collegamento con la rete Snam di Mesagne, forse sarebbe meglio realizzare l’opera in zone a vocazione industriale. Inoltre Tap lasci il 15 per cento degli utili al territorio”, spiega il segretario regionale del Pd.

Questa è una posizione chiara.  Bray, invece, dribbla anche fisicamente la domanda. Poi, entra nella sala delle conferenze e comincia il discorso già scritto: parla di Pompei, ma non risponde alla bacchettate ricevute da Gian Antonio Stella, che dalle colonne del Corriere della Sera lo ha criticato per la lentezza dell’azione nel risolvere  le proteste sindacali, fissando troppo tardi (dopo ben 4 settimane dalle richieste di incontro) una riunione con i rappresentanti dei lavoratori che stanno bloccando gli ingressi a musei e siti archeologici (come nel caso dei turisti fuori dal colosseo per ore a causa di riunioni sindacali). Non rispondere tempestivamente, per il ministro, speriamo che non diventi un vizio. Godiamoci il silenzio.

foto Antonio Castelluzzo