Referendum su diritti e giustizia, disservizi e poca informazione

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CASARANO- La risposta che ci viene data dagli uffici del comune di Casarano è emblematica. “Non ho niente, non ho modulistica”, ripete l’impiegata. Poca informazione e disservizi sono i bastoni tra le ruote con cui si ritrova ad avere a che fare nel Salento il referendum su diritti e giustizia promosso dai radicali in tutta Italia. Un doppio pacchetto di quesiti referendari, per i quali la raccolta firme è stata avviata in tutti gli uffici elettorali dei comuni già dagli inizi di giugno. Sei quesiti su divorzio breve (per eliminare l’obbligo dei tre anni di separazione prima del divorzio), droghe (per abolire la pena detentiva per fatti di lieve entità), abolizione finanziamento pubblico ai partiti, otto per mille (per lasciare allo Stato la quota di chi non esercita l’opzione), lavoro e immigrazione (per l’abrogazione del reato di clandestinità e modificare quelle norme discriminatorie che comportano la perdita del permesso di soggiorno per gli immigrati che perdono il lavoro).

Temi figli di una battaglia lunga 40anni dei radicali, quesiti ai quali se ne sono aggiunti altri 5, proposti direttamente da Marco Pannella e dalla lista che porta il suo nome. quelli cioè per la “Giustizia giusta”: responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriere, custodia cautelare, incarichi extragiudiziari e progressione delle carriere. È per questi che si dovrebbe tornare alle urne nella primavera del 2014. Presupposto, però, rimane la raccolta di 500mila firme entro tre mesi, appunto, entro l’estate. Ma, per ora, si sconta il peso di un dibattito che langue e di uffici elettorali poco organizzati. Basta fare una telefonata nei municipi salentini, scelti a caso. Parabita, ad esempio. O Tricase.

Anche laddove gli impiegati sono preparati, tuttavia, la situazione non cambia di molto…è così che rischia di naufragare, nel mare magnum della disinformazione, l’ultima sfida sui temi civili e della giustizia.