Detenuto malato, in campo l’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’

associazione 'Nessuno tocchi Caino'

LECCE  –   In altri paesi d’Europa il detenuto è ancora un essere umano. In cella ha la possibilità di recuperare se stesso, di imparare un lavoro, di studiare e laurearsi. Una volta tornato libero potrà rifarsi una vita.

In Italia sembra che le cose non vadano così.

Spesso i detenuti, in carcere cominciano un lento cammino verso la morte. La storia di Piero Mele di Galatina, detenuto da 7 anni con l’accusa di omicidio in concorso ne è la prova.

Il giovane, condannato a 14 anni di reclusione, sembra essere destinato a marcire in una cella, o meglio in tante celle diverse. In 7 anni è stato trasferito da un carcere all’altro, ben 9 volte: è stato per 5 mesi a Lecce, poi a Taranto, poi Trani, Lucera, Ariano irpino, Avellino, Potenza , Secondigliano, ed infine Foggia dove attualmente si trova.

È malato di epatite C e sua madre Maria Luce Murciano non può vederlo, perchè in gravi difficoltà economiche non e può raggiungerlo. Non chiede uno sconto di pena, chiede che sia avvicinato a casa e che qualcuno possa prendersi cura della sua salute ormai compromessa.

La signora Murciano attraverso le nostre telecamere aveva chiesto aiuto. Il suo caso è stato preso a cuore dall’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’ che da anni si batte per il rispetto della vita e della dignità dei detenuti. L’associazione ha organizzato un sit in di protesta davanti al Tribunale di Lecce per portare il suo caso all’attenzione delle autorità competenti.

Maria Luce deve fare i conti ogni giorno con la triste realtà di un figlio che si è macchiato di un crimine brutale, ma anche con la consapevolezza che il ragazzo si sta spegnendo, a causa dell’epatite C, malattia gravissima che necessità di cure adeguate.

Ad assisterla in questa battaglia l’avvocato Paolo Maci che la seguirà dal punto di vista legale.

Paolo Maci

Il caso di Piero non è l’unico. Migliaia di detenuti vivono in condizioni simili. Per molti il regime carcerario non è compatibile con la vita. In provincia di Lecce un’altra vicenda simile: quella di Giuseppe Martena di Squinzano, 34 anni, la metà dei quali trascorsi in carcere, dove si è ammalato di una grave forma di insufficienza renale. Come accertato da medici specialisti e dagli stessi sanitari di Borgo S.Nicola, il ragazzo avrebbe bisogno di cure appropriate e propedeutiche ad una serie di interventi chirurgici, prima ad un rene a poi ad un altro. Una malattia che se non curata può degenerare nella dialisi permanente. Il legale della famiglia Paolo Maci ha presentato un’istanza per il differimento della pena, cioè la sospensione per il tempo della cura, oppure gli arresti domiciliari. Proprio in queste ore i magistrati hanno disposto delle perizie mediche che accerteranno il suo stato di salute e valuteranno se sia o meno compatibile con la detenzione carceraria.