Accorpamento tra Brindisi e Taranto, la Consulta discute il decreto sulle Province

Palazzo Montecitorio, Roma

Nelle intenzioni del governo c’è l’abolizione totale. Ma prima si capirà se l’amputazione era lecita o no. La Corte Costituzionale in queste ore discuterà dell’accorpamento delle Province deciso dall’ex ministro alla Funzione Pubblica e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi.

Il decreto del governo Monti fu impugnato da 8 regioni, ma non dalla Puglia,  contrarie al colpo di mannaia che abolì, rivisitò e accorpò le Province italiane. Quel provvedimento non andò affatto giù, tanto da ricorrere alla Consulta pur di salvare quegli enti che, in realtà, ormai da più parti si vuole del tutto abolire.

Davanti ai giudici della Corte Costituzionale saranno due le obiezioni su cui discutere. Innanzitutto, l’articolo del decreto ‘salva Italia’ con il quale si sono modificate governance e competenze delle Province. E la seconda questione sta nel metodo. Perchè secondo le Regioni che hanno presentato ricorso la modifica del titolo V della Costituzione non poteva esser fatta con un semplice decreto che stabiliva nuovi criteri minimi di sopravvivenza delle Province.

In base al decreto ‘salva Italia’, le Regioni a statuto ordinario dovevano passare da 86 province a 51. Anche in Puglia gli equilibri dovevano cambiare. Brindisi e Taranto dovevano accorparsi per generare una sola provincia, mentre Lecce restava intatta. I Consigli sarebbero stati sfoltiti ed eletti indirettamente, le competenze svuotate.

La riforma così concepita non piacque davvero a nessuno, il ministro Patroni Griffi ribattè che per un governo tecnico era l’unico modo per iniziare a modificare i centri di sprechi e che sarebbe stato il governo successivo a completare l’opera. Il tutto fu poi congelato. Si decise di aspettare fine 2013.

La Corte Costituzionale dovrebbe decidere entro luglio. Se dovesse dare ragione al governo Monti, l’accorpamento potrebbe ripartire e quindi i presidenti e i Consigli provinciali potrebbero contare i giorni prima della loro fine.

Se dovesse  invece  essere definito incostituzionale, si avrebbe più tempo per mettere a punto quell’ormai improcrastinabile riforma delle Province che ora tutti i partiti pretendono.

Il governo Letta ha fatto sua la proposta che proprio dal Salento si è levata in tempi non sospetti. E su questo ora sta lavorando l’esecutivo grazie anche al tour per i territori cominciato dal sottosegretario agli Affari Costituzionali Walter Ferrazza.