Omfesa langue, “si sposti la vertenza a Roma”

protesta omfesa

TREPUZZI (LE)  –   Spostare il baricentro della vertenza Omfesa da Bari a Roma per farla uscire dal tunnel in cui si è infilata a livello locale, dove non si intravedono soluzioni concrete per ridare lavoro ai 100 operai delle Officine Metalmeccaniche.

È l’unico punto fermo in grado di convincere un po’ tutti durante il Consiglio comunale monotematico convocato in mattinata, alla presenza di Provincia, Regione e pochi parlamentari salentini. Gli unici presenti Teresa Bellanova, Salvatore Capone, Francesco Bruni, Barbara Lezzi e Daniela Donno.

Loredana Capone l’ha annunciato: la lettera ufficiale, con la quale si chiederà l’interessamento del Ministero dello Sviluppo economico, dovrebbe partire all’inizio della prossima settimana. Certo, nessuno qui nasconde l’amarezza, specie per l’assenza dei due curatori fallimentari, nelle cui mani è ora l’azienda, e di Confindustria, delegata al lavoro di scouting di nuove imprese che possano rilevare Omfesa. Nessuna delle due proposte arrivate sul suo tavolo, in realtà, sembra avere consistenza, come è stato più volte detto in Consiglio. Dunque, si è punto e daccapo. Con la beffa di aver consentito che un’azienda gioiello del territorio si lasciasse morire, più, forse, sotto i colpi di un disegno che pareva preciso che sotto quelli di una stretta creditizia, come più volte decantato.

E’ stato proprio L’Indiano di TeleRama a portare a galla le anomalie, il 16 maggio scorso, quando ha svelato la cessione dell’intero pacchetto societario di 2,3mln di euro ad appena 1.750 € ad Ennio De Leo, che, come da lui stesso ammesso, sta lavorando alla costituzione ora di una newco che possa rilevare la parte sana dell’azienda e lasciare i debiti alla gestione della curatela. È il déjà vu in cui gli operai non vorrebbero ricadere, dopo essere stati licenziati a febbraio. Ed è anche per questo che si vuole ora bussare alle porte di Roma.