Miccoli in lacrime: “Non sono mafioso”

Fabrizio Miccoli.

S.DONATO (LE)   –   Sofferente e provato, tanto da non riuscire a trattenere le lacrime. Si è presentato così Fabrizio Miccoli in conferenza stampa per il doveroso chiarimento sulle vicende che lo hanno visto protagonista negli ultimi giorni.

“Sono un calciatore, non un mafioso – ha detto tra le lacrime  – da tre giorni non dormo. Sono uscite cose che non penso”.

E lui sembra proprio non trovare pace dopo l’avviso di garanzia ricevuto dalla Procura di Palermo per estorsione e per le sue frasi offensive nei confronti di Giovanni Falcone:Quel fango di Falcone”, la frase che lo ha fatto finire nella bufera, intercettate dagli inquirenti. “Chiedo scusa a tutta la città di Palermo e alla mia famiglia per quello che ho fatto – dichiara in lacrime l’ex capitano rosanero – . Spero che mi venga data la possibilità del perdono”.

Perdono per la frase ingiuriosa pronunciata dal calciatore salentino durante una conversazione con l’amico Mauro Lauricellafiglio del boss mafioso Antonio – il cui telefono era sotto controllo per arrivare al padre latitante. “Ho sempre partecipato alle partite del cuore per onorare la memoria dei magistrati uccisi – dice il giocatore al quale il Palermo ha deciso di non rinnovare il contratto -. Quando finirà questa storia, voglio fare il testimonial della legalità. Spero che la signora Falcone me lo permetta”.

Miccoli non si giustifica, ma si assume le sue responsabilità e chiede scusa a tutti. Alla città di Palermo innanzitutto. Il giorno dopo l’interrogatorio ‘fiume’ durato 5 ore davanti ai magistrati che a Palermo lo accusano di estorsione e accesso abusivo al sistema informatico, l’ormai ex capitano del Palermo ha cercato di chiarire la sua posizione raccontando la sua storia di uomo e di padre di famiglia che ha sempre cercato di crescere i due figli nella legalità. “Sono contrario alla mafia e ho cercato in questi 6 anni di essere amico spontaneo con tutti, senza pensare magari a cosa andavo incontro”.

Poi ha tirato in ballo la signora Falcone: “L’ho chiamata – dice Miccoli – mi ha detto delle bellissime parole. Mi ha detto che bastava chiedere scusa a tutta la città perchè fossero accettate”. 

Anche se, a detta dei giornalisti palermitani, Maria Falcone lo avrebbe smentito “Non è vero che Fabrizio Miccoli – dice la sorella del magistrato ucciso dalla mafia -. Voleva farlo, ma non abbiamo parlato. Non deve chiedere scusa a me. Deve chiedere scusa a Giovanni, ai siciliani, agli italiani”.