Lampade a LED? No, grazie. Così la ASL rinuncia al risparmio

lampadina a LED

LECCE  –  E’ stato come sbattere la porta in faccia al risparmio che, stando ad una prima stima, sarebbe stato pari a 350.000 € l’anno. La ASL di Lecce rinuncia agli impianti a LED  in ospedali, presidi e uffici. La storia risale ad 8 mesi fa, quando un’azienda di Pistoia attiva nel settore dell’illuminotecnica, ha presentato una proposta di project financing per la realizzazione di una nuova infrastruttura, oltre alla gestione e manutenzione degli apparati per 10 anni.

In base alla proposta, i lavori di sostituzione dei tubi a neon esistenti con quelli a LED avrebbero dovuto essere eseguiti in 35 presidi della ASL, dall’Ospedale ‘V. Fazzi’ a quelli di Gallipoli, Galatina e Casarano, sino ai distretti di Maglie, Gagliano, Campi e Martano.

La ASL non avrebbe dovuto pagare niente, perchè il canone richiesto sarebbe stato calcolato come percentuale sui risparmi ottenuti sulla bolletta elettrica a causa dei minori consumi, computati, a loro volta, attraverso un sistema di monitoraggio.

“In altre parole – spiega Mirco Manciulli, responsabile settore pubblico della società toscana – se abbiamo sbagliato a stimare i risparmi, paghiamo noi! Nella peggiore delle ipotesi, la ASL sarebbe rimasta con i costi di prima ma almeno avrebbe cambiato tutte le lampadine. In più, l’avvio del progetto avrebbe consentito di creare una decina di posti di lavoro stabili per il cantiere e poi per la manutenzione”. La storia, tuttavia, ha preso una piega diversa.

“Dopo aver presentato formalmente il progetto – attacca Manciulli – abbiamo assistito pazientemente ad una sequela di rinvii, ritardi, rimpalli, culminata in una lettera a firma del dirigente dell’area tecnica della ASL, con cui ci veniva comunicato l’esito negativo alla nostra proposta, lettera che siamo stati costretti a contestare in quanto inconsistente sia nella forma (non era una delibera) che, soprattutto, nella sostanza. Non uno straccio di motivazione tecnica, né tanto meno di valutazione economico-finanziaria”. Il perchè è da rintracciare in una presunta sovrapposizione del progetto con contratti di manutenzione esistenti. Tuttavia, qualche dubbio rimane: a detta dell’azienda, quei contratti come quello relativo all’Ospedale di Copertino, sono attinenti a presidi non compresi nella proposta presentata che dunque si poteva estendere agli altri plessi.

Via Miglietta lo ammette: “Abbiamo effettivamente dato una risposta negativa – dice il direttore generale Valdo Mellone ma l’istruttoria è ancora in corso”. Con continui rimandi, però, tali da alimentare le lungaggini burocratiche.

Con buona pace, per il momento, di un risparmio decennale ad occhio e croce, di 3,5 milioni di euro.