Arrestato in Libia, Abou Mashima torna in carcere

TORRE S.SUSANNA (BR)  –  Altro che tutto risolto. Il destino di Abou Mashima Mohamed, l’italo-egiziano 31enne da anni residente a Torre S.Susanna, appare ancora sospeso alla rigidità delle leggi libiche.

Dopo la schiarita dei giorni scorsi, infatti, il giovane è stato ancora una volta sottoposto alla misura degli arresti ed è stato nuovamente incarcerato in una cella del penitenziario di Misurata.

L’accusa, secondo fonti giornalistiche, è quella di immigrazione clandestina che ci riporta a quanto accaduto nei primi giorni di giugno. Mashima, in Libia per lavoro insieme al fratello Raft titolare di una macelleria nel paese africano, era incappato in un controllo da parte delle forze dell’ordine. In quell’occasione, aveva mostrato sia il passaporto egiziano, risultato poi scaduto, quanto quello italiano.

Una circostanza che ha insospettito la Polizia libica che, quindi, ha arrestato sia il 31enne che il fratello: dopo due settimane e dopo l’interesse della sezione torrese dell’associazione ‘Nessuno tocchi Caino’, allertata dai famigliari italiani del poveretto, anche l’Ambasciata italiana in Libia e il console italiano a Tripoli Pier luigi D’Elia, aveva ottenuto la libertà vigilata.

Nelle ultime ore, però, la doccia fredda. Mashima è stato nuovamente incarcerato per decisione del magistrato libico che ha richiesto ulteriori indagini. La famiglia dell’uomo, con la moglie Annita Baldari e il figlioletto Alì, sono in contatto con la Farnesina ed il Consolato ma sono preoccupati sul futuro del loro amato e sulle sue condizioni di salute.

 

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