Il TAR schiaffeggia la Provincia: “Su Zincherie Adriatiche, analisi carente”

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LECCE   –  Una sentenza che vale quanto uno schiaffo sonoro: “E’ illegittima la determinazione della Provincia di Lecce di escludere l’impianto della Zincherie Adriatiche dall’applicazione delle procedure di VIA”.

Il TAR di Lecce ci va giù pesante e parla di carenze nell’analisi condotta dagli uffici di Palazzo dei Celestini.

Lacune così gravi da portare i giudici di via Rubichi ad accogliere il ricorso presentato da due residenti di Spongano contro Comune di Diso e Provincia che aveva escluso l’impianto dall’assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale.

La storia è lunga e complessa e si trascina da almeno 13 anni con un braccio di ferro tra cittadini e azienda, a causa di presunte emissioni pericolose da parte dell’opificio. Per arrivare alla sentenza di queste ore, dunque, bisogna fare un passo indietro. Il TAR, infatti, si era già espresso annullando l’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, rilasciata dalla Regione Puglia. E questo perchè mancava il presupposto della VIA. Quel procedimento, attualmente, è ancora sospeso di fronte al Consiglio di Stato che si deve pronunciare nel merito.

Nel frattempo, però, l’iter amministrativo è proseguito per altra strada. Le Zincherie hanno chiesto lo screening, vale a dire la valutazione sull’assoggettabilità o meno alla procedura di VIA. La Provincia ha risposto che non ce n’era il bisogno in quanto a suo giudizio, l’attività di applicazione di strati protettivi di metallo fuso “non comporta apprezzabili effetti negativi sull’ambiente”. Il TAR, invece, va giù con la clave. E spariglia le carte. Sarebbe stata ritenuta irrilevante l’incidenza sulla salute dei cittadini. “Nella fattispecie in esame – dicono i giudici – è indubitabile che su tale esigenza di protezione si sia sorvolato, pur non avendo mancato la Provincia di ravvisare l’esistenza di criticità al riguardo, laddove ha riconosciuto l’oggettiva carenza dello studio preliminare ambientale sulla vicinanza di abitazioni preesistenti, prendendo atto che gli abitanti della zona “riferiscono di risentire pesantemente degli effetti dell’impianto di zincatura sia in termini d’impatti acustici, sia di emissioni in atmosfera”.

Insomma, escludere la rilevanza ce n’è per tutti: in tema di smaltimento delle acque, “è inattendibile l’accertamento compiuto dall’ARPA Puglia su un solo pozzo all’interno dell’azienda, posto che l’estensione della falda acquifera superficiale richiede un’indagine diffusa su tutta l’area circostante (come richiesto dall’ASL di Lecce)”.

E’ per tutto questo che gli atti sono annullati e la battaglia si fa anche politica. Il consigliere provinciale del PD Salvatore Piconese chiede che il caso venga discusso in Commissione Ambiente quanto prima.