La Regione punta sul Canale dei Samari: Gallipoli trema

Angela Barbanente

GALLIPOLI (LE)  –    Entro l’estate prossima il capitolo depuratore di Gallipoli sarà chiuso. Il divieto di balneazione eliminato. E’ la promessa, inderogabile dell’assessore all’Assetto del Territorio e vicepresidente della Regione, Angela Barbanente.

La Regione sta lavorando alacremente alla soluzione individuata – condivisa come tiene a specificare la vicepresidente – già lo scorso maggio.

Ma proprio quella soluzione oggi è mal digerita sul territorio e anzi solleva venti di tempesta. Dopo due anni di silenzio, torna al centro della contesa il Canale dei Samari. E’ lì che la Barbanente immagina di far confluire una parte delle acque depurate.

Questo il progetto: dal depuratore di Gallipoli la maggior parte delle acque reflue saranno indirizzate verso le reti irrigue già esistenti come il Brile e che è adiacente all’impianto. “Un’altra parte sarà diretta ad una rete irrigua di nuova costruzione che sarà a servizio della città di Gallipoli perchè – insiste la Barbanente – è inaccettabile utilizzare l’acqua potabile per usi che non la richiedono. E ciò che resta va nel Canale dei Samari. Ma la chiave di tutto sta nella parola rinaturalizzazione. Ovvero si bonificherà il canale ad oggi ‘sporcato’ da cemento e materiali simili, piantando specie vegetali e faunistiche che hanno la capacità di depurare l’acqua. Come avvenuto nella cava dismessa di Sanarica, tanto da farle guadagnare con ogni probabilità il titolo di area protetta.

Con questi interventi – spiega ancora la responsabile dell’Assetto del territorio – si farà anche in modo che l’acqua non arrivi in battiglia, evitando che scatti per legge il divieto di balneazione.  Stiamo lavorando su questo”, chiosa la Barbanente.

Ma da più parti c’è scetticismo.

Innanzitutto, sui tempi: il capogruppo dell’UDC Negro, componente di una Commissione speciale che studierà proprio i depuratori, è convinto che in un anno non si possa riuscire a realizzare tutti questi interventi. E poi, insiste, il Canale dei Samari è già gravato dalle acque provenienti dagli impianti di Casarano e Taviano.

Sarcastico anche l’ex assessore Fabiano Amati che insiste invece sull’ipotesi della condotta sottomarina.

Ipotesi definitivamente scartata dalla Barbanente “perchè – dice – nessuno potrà mai accertarsi che quelle acque che scorrono sotto il mare siano pulite. Se invece confluiscono nel canale saranno obbligatoriamente controllate”.

La Barbanente, insomma, tira dritto verso quella che definisce l’eco-depurazione. E indietro per lei non si torna.