Ancora guai per Emilio Miccolis, da Siena arriva il rinvio a giudizio

Domenico Laforgia- Emilio Miccolis

LECCE  –  All’indomani della decisione del gip Antonia Martalò, un’altra batosta giudiziaria si abbatte sull’ex direttore generale dell’Università del Salento che si trova agli arresti domiciliari dei quali aveva chiesto la revoca al gip (negata) con l’accusa di tentata concussione.

Per lui arriva il rinvio a giudizio insieme ad altre 13 persone per il buco al bilancio dell’Università di Siena, dove ricopriva l’incarico di direttore amministrativo prima di approdare a Lecce.

 Un buco quantificato in oltre 200 milioni di euro. Il processo si aprirà il 22 ottobre.

La decisione del gup di Siena era attesa anche a Lecce. Fu proprio il coinvolgimento in questa vicenda di Miccolis a dar vita al fuoco incrociato di accuse e querele che portarono l’un contro l’altro lo stesso Miccolis e il sindacalista Manfredi De Pascalis.

Al momento della nomina del direttore generale, spinto dal rettore, De Pascalis si oppose proprio in virtù dell’inchiesta in cui era coinvolto. La conseguenza fu la famosa querela che Miccolis, nel corso dei colloqui registrati, prometteva di ritirare in cambio di un atteggiamento accondiscendente nei suoi confronti.

La decisione del gup senese Ugo Bellini accoglie, di fatto, le richieste del pm Antonino Nastasi. Tra gli indagati i 2 ex rettori dell’Università di Siena Piero Tosi e Silvano Focardi, 3 direttori amministrativi tra cui Emilio Miccolis, revisori dei conti, segretari di dipartimento e contabili, e 4 persone della società che aveva in gestione il bar dell’ex ospedale psichiatrico San Niccolò.

Le accuse vanno, a vario titolo, dall’abuso di ufficio al falso ideologico al peculato. Al centro dell’inchiesta i bilanci del periodo 2004-2007. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero ”gonfiato i bilanci per far apparire sano lo stato di salute dell’istituzione contabilizzando residui attivi inesistenti per decine di milioni”.