“Detenzione inumana e degradante”, il giudice dispone il trasferimento del detenuto

carcere lecce

LECCE  –  La cella non è adeguata. E un giudice del Tribunale di sorveglianza, la dott.ssa Maria Gustapane, dispone il trasferimento del detenuto. Una sentenza storica, destinata a creare un precedente, che potrebbe determinare effetti esplosivi all’interno dell’istituto di pena.

Franco De Riccardis, 64enne di Lizzanello, è recluso in una cella di quasi 11 metri quadrati, insieme con due altri carcerati. Condizione simile a quella della stragrande maggioranza dei detenuti nel carcere di Borgo San Nicola.

Eppure la legge, non solo contenuta in convenzioni e raccomandazioni internazionali, ma anche quella interna all’ordinamento italiano, considera lo spazio residenziale di 3 metri quadrati a testa assolutamente inadeguato alla vita di una persona. In particolare, il decreto ministeriale del 5 luglio del 75 statuisce che gli ambienti di vita e di riposo per ogni individuo non debbano essere di superficie inferiore a 28 metri quadrati. Se l’appartamento è condiviso da più abitanti, ognuno di loro deve avere uno spazio di almeno 14 metri quadrati.

Nel caso di specie, quindi, la cella dovrebbe essere ampia almeno 42 metri quadri.

Le cifre non hanno bisogno di essere commentate e rendono l’idea delle conseguenze che questa ordinanza potrebbe determinare, soprattutto se si pensa al fatto che, come ha spiegato l’avvocato Alessandro Stomeo, che ha proposto il reclamo “sulla scorta di una recente pronuncia della Corte Costituzionale, l’Amministrazione penitenziaria è costretta ad adempiere alla decisione del giudice di sorveglianza, se non vuole incorrere nella commissione di un reato”.

Se reclami di questo tipo dovessero moltiplicarsi, come è facile prevedere che accada, sorge spontanea una domanda: che fine faranno centinaia e centinaia di detenuti?