In manette l’avvocato Cardigliano, accusato di truffare i clienti

tribunale

LECCE  –   Truffa ed infedele patrocinio. Con queste accuse è finito in carcere l’avvocato Alfredo Cardigliano, 46 anni, di Ruffano. L’ordinanza di custodia cautelare è stata firmata dal giudice delle indagini preliminari Vincenzo Brancato, su richiesta del sostituto procuratore Paola Guglielmi.

Il legale è stato ammanettato nelle scorse ore in provincia di Como. Si sarebbe consegnato spontaneamente ai carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria, giunti fin lì per arrestarlo.

Tredici i casi contestati dall’Accusa, per una truffa del valore complessivo di mezzo milione di euro. Tutti e tredici i clienti del professionista avevano presentato un esposto in Procura. Tant’è che gli inquirenti ipotizzano che non si tratta degli unici casi in cui il legale avrebbe raggirato le persone che in questi anni si sono rivolte a lui. Il modus operandi adottato sarebbe stato sempre lo stesso. Paventando il rischio immaginario della perdita della propria abitazione o della propria azienda, avrebbe chiesto ed ottenuto ingenti somme di denaro dalle presunte vittime, per bloccare le procedure esecutive. Soldi che, poi, sarebbero sempre finiti nelle sue tasche.

Tutte le denunce sono state riunite dal magistrato che già conosceva il professionista, raggiunto, in passato, da almeno tre sentenze di condanna per fatti simili, oltre che da provvedimenti di natura disciplinare.

Le somme, racimolate dai clienti, in alcuni casi affetti da gravi patologie, in altri in età piuttosto avanzata, sarebbero state “racimolate – scrive il gip nell’ordinanza – con sacrifici e risparmi di una vita, ovvero grazie alla generosità o disponibilità di parenti ed amici, sempre, in ogni caso, abusando del rapporto fiduciario con il cliente, spesso ingenuo, e di limitata cultura”.

I fatti contestati sarebbero andati avanti per oltre due anni, a partire dal 2010, “nella più totale indifferenza – spiega ancora il gip – del rispetto delle regole professionali e dei precetti di ordine civile e penale dettati dall’ordinamento, in spregio dei più elementari valori morali e sociali, senza alcuna sensibilità nei confronti delle vittime”.

Le esigenze cautelari sono legate, appunto, al rischio di reiterazione del reato. Il legale, infatti, ha continuato, fino ad oggi, ad esercitare la libera professione. Coinvolto nelle indagini anche un collaboratore del suo studio, che si sarebbe sempre dimostrato pronto ad eseguire le sue direttive. Cardigliano è assistito dagli avvocati Luigi Corvaglia e Pantaleo Cannoletta.

 

 A cura di Monica Serra