Inquirenti a Torcito, si medita la revoca dell’appalto alla Intini

sopralluogo a Torcito 2

CANNOLE (LE)  –  C’erano tutti, sotto il sole cocente, a Torcito. Da una parte gli inquirenti: il procuratore aggiunto Ennio Cillo, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, quelli della Guardia di Finanza. Dall’altro, gli indagati: il dirigente del Settore Lavori Pubblici della Provincia di Lecce, Rocco Merico; Sergio Donadonibus, liquidatore della Intini Source srl, Giuseppe Botta, direttore dei lavori, destinatari, assieme al progettista dello ‘Studio architetti associati’, Angelo Rocco Dongiovanni, degli avvisi di garanzia recapitati il 17 aprile scorso nell’ambito dell’inchiesta sul presunto scempio compiuto nel parco di Cannole, di proprietà della Provincia. Con loro, anche sindaci e amministratori dell’Unione dei Comuni.

Il sopralluogo è servito a questo, a verificare lo stato dei luoghi e cristallizzare la situazione al momento, dando garanzia di contraddittorio. Palmo a palmo, per l’intera mattinata, sono stati battuti le piste e i varchi aperti durante l’esecuzione dei lavori. Si cercano eventuali difformità rispetto al progetto sulla carta. L’ampiezza delle strade di servizio, ad esempio. Misura all’incirca 6 metri quella realizzata in parallelo rispetto al tratturo esistente, a volte non curandosi di eventuale vegetazione esistente. E poi la collina sbancata, ciò da cui tutto è partito, dopo la segnalazione di un gruppo di ciclisti.

“Spiegheremo le nostre ragioni, se abbiamo sbagliato rimedieremo, certo è che per noi corrisponde al progetto la necessità di sistemare la viabilità, indispensabile per il passaggio dei camion, soprattutto di quelli dei vigili del fuoco. Anche la sistemazione dei dislivelli sulla collina era funzionale a questo”. Sergio Donadonibus della Intini non ha dubbi, mentre ci parla, ma lontano dai microfoni. Dice che il sequestro “è stato un fulmine a ciel sereno” e che “si spera di scongiurare la prospettiva di una revoca dell’appalto”.

È questa, infatti, una delle ipotesi, tutt’altro che remote, sul tavolo della Provincia. Le strade corrono parallele: da un lato, il procedimento penale in corso, per cui si indaga per tentata truffa, falsità materiale e ideologica, lottizzazione abusiva e danneggiamento, oltre che per deturpamento di bellezze naturali. Dall’altro, il procedimento amministrativo, quello che avrà, come prossima tappa, il 25 giugno, in Provincia, dove si riunirà la conferenza di servizi che dovrà decidere se accogliere o respingere il progetto di ripristino dei luoghi elaborato dalla società di Noci, aggiudicataria dell’appalto da cinque milioni di euro, gara con la quale le è stato affidato il bene per 18 anni.

Nel caso in cui si dovesse arrivare, in questa sede, ad un diniego, si potrebbe aprire, dunque, la porta alla revoca definitiva dell’appalto. Anche per tentare, se ci saranno i tempi, di ribandire la gara senza perdere il cospicuo finanziamento europeo. Perchè, capitolo tutt’altro che a margine, stando alle indagini della Finanza, la Intini source non avrebbe avuto neppure i requisiti per partecipare alla gara, visto che la società era in liquidazione da venti giorni al momento della sottoscrizione del contratto con la Provincia.

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Foto di Giuseppe Pizzo