Fuori dal Carcere, ma non ancora libero. Il destino di Mashima nelle mani del magistrato

cartina Misurata in Libia

TORRE S.SUSANNA (BR)  –  Fuori dal Carcere di Misurata e seguito attentamente dal Consolato italiano: ma non ancora libero di tornare dalla sua famigli, a nè di muoversi liberamente. Il tutto senza che sia ancora chiara quale sia l’accusa mossa nei suoi confronti.

Resta la preoccupazione per Mohamed Abu Mashima, il 31enne italo-tunisino, da anni cittadino a tutti gli effetti di Torre S.Susanna, per due settimane nelle prigioni libiche insieme al fratello Raf, macellaio.

I due erano stati arrestati a margine di un controllo dove Mashima, forse un po’ ingenuamente, aveva mostrato il suo passaporto italiano. Forse ritenuto una spia, forse un semplice sospetto portato poi alle sue estreme conseguenze. Fatto sta che i due si sono ritrovati in una cella e per giorni, le informazioni sul loro conto sono state praticamente nulle.

A prendere a cuore la causa del torrese, l’Associazione ‘Nessuno Tocchi Caino’ che, allertata dalla famiglia italiana del italo tunisino, ha immediatamente attivato un vero e proprio comitato d’emergenza capitanato nei fatti dal console italiano a Tripoli Pierluigi D’Elia.

Fuori dalla prigione, è stato proprio il console a prendere ‘in custodia’ il 31enne, ancor in attesa del parere del magistrato libico. La situazione, quindi, è al momento di stallo: e non è chiaro quando i due, che si trovano ancora nella zona di Misurata, potranno fare rientro a Tripoli.

La notizia della scarcerazione è stata comunque una sorta di liberazione per la famiglia italiana di Mashima che ora attende con trepidazione il rientro in Italia dello sfortunato giovane. In trepidante attesa, soprattutto, il figlioletto Alì e la moglie Annita Baldari.