La costola di AQP che non depura, ma che pagava le pensioni

acquedotto

BARI   –   Una società a responsabilità limitata, costituita da una struttura snella, composta quasi esclusivamente da tecnici specializzati nella depurazione. Veniva presentata così Pura Depurazione, la costola di Acquedotto Pugliese che dal 2008 ha il compito di gestire 174 impianti di depurazione dislocati in tutta la Puglia.

Ma forse qualcosa non è andata come doveva.

Tanto per cominciare proprio Pura Depurazione oggi è finita nell’occhio del ciclone a causa delle polemiche riguardanti proprio gli impianti.

Secondo il report di AQP, infatti su 170 depuratori, la metà non sarebbero a norma e quindi inquinano. Alcuni di questi impianti, infatti, sono stati oggetto di inchieste da parte delle Procure pugliesi. E l’intera faccenda ha fatto scoppiare la bomba all’interno della società per azioni portando alle dimissioni del suo nuovo amministratore unico Gioacchino Maselli.

Ma la stessa società interamente partecipata di AQP, ha consentito all’ex amministratore unico Ivo Monteforte – dimissionato dalla Regione a novembre scorso – di maturare i contributi pensionistici.

Monteforte, infatti lo ricordiamo, si fece assumere a tempo determinato da Pura Depurazione, non percepiva stipendio mensile maggiorato ma maturava i contributi previdenziali. Tutto in regola, si disse. Lo prevede la legge.

Di più. Si ricorderà anche che lo stesso Monteforte era uno dei manager più pagati d’Italia grazie al suo compenso anno di 230 mila euro. Decurtato del 10% solo alla fine.

Se tanto già basta, non farà piacere sapere che l’ex amministratore unico ha chiesto i danni per il licenziamento che ritiene ingiusto. Fu allontanato, lo ricordiamo, per aver assunto a tempo indeterminato il direttore generale senza comunicarlo a nessuno, nemmeno alla Regione.

Monteforte potrebbe ottenere da AQP, 380.000 € più il trattamento di fine rapporto che comunque gli spetta.

Le grane per il più grande acquedotto d’Europa non finiscono mai.