Maltrattato in Libia: l’incubo di Mohamed spaventa Torre

Mohamed Abou Hashima

TORRE S.SUSANNA (BR) –  Lasciato quasi a digiuno e maltrattato. Sono queste le notizie che arrivano dalla Libia sulle condizioni di Mohamed Abou Hashima, l’italo-egiziano di Torre S.Susanna scambiato per spia e arrestato 10 giorni fa insieme al fratello nella patria di Gheddafi.

I parenti della moglie, la torrese Annita Baldari, hanno contattato i familiari in Egitto per avere qualche informazione in più sulla misteriosa cattura del 31enne, finito in prigione dopo aver esibito ad un posto di blocco il passaporto italiano, anzichè quello egiziano. L’arresto, secondo le ultime indiscrezioni, sarebbe stato eseguito da forze ribelli.

Mohamed era partito in Libia nove mesi fa per lavorare nella macelleria del fratello, a pochi chilometri da Misurata. Martedì pomeriggio il giovane è riuscito a parlare al telefono con il suocero, spiegandogli la criticità della situazione: com’è risaputo, la vita nelle prigioni libiche è molto dura, e i trattamenti riservati ai detenuti sfociano spesso nel sangue.

La moglie, disperata, ha lanciato un appello al ministro degli Esteri, Emma Bonino, e si è rivolta all’associazione ‘Nessuno Tocchi Caino’ . Ma non ha avuto la forza di partecipare alla conferenza stampa organizzata a Torre S.Susanna. Al suo posto, è intervenuta la sorella, accompagnata dal figlio di Mohamed, il piccolo Alì.

In mattinata, i vigili urbani di Torre hanno bussato alla porta della famiglia Baldari: il Consolato italiano in Libia ha contattato la Polizia Municipale e presto darà indicazioni sulle misure da adottare per tentare di risolvere il caso.