I gemelli Quarta scrivono a Vannoni: “Provi le staminali su di noi”

Merine

MERINE (LE)  –  Non possono più camminare, nè parlare ormai da quasi 30 anni. Da quando ne avevano 3 ed erano due bellissimi gemellini. Sono allettati da allora, da quando la diagnosi, terribile, arrivò a cambiare per sempre le loro vite:affetti entrambi dalla distrofia di Duchenne, nota anche come distrofia muscolare dell’infanzia.

Oggi Marco e Sergio Quarta, i fratelli gemelli di Merine, sono attaccati ai respiratori. Ve ne parliamo da anni: sono note le battaglie del padre Antonio che chiede il sostegno, quello dovuto, alle istituzioni. Eppure, ad oggi, attendono ancora dalla Regione Puglia l’assegno personalizzato.

Ma a parte i soldi, di cui in questa famiglia c’è un bisogno infinito, ora Marco e Sergio hanno bisogno di sperare. E allora, guardando i servizi sulle reti nazionali che parlano di Davide Vannoni, l’uomo che, pur non essendo un medico, sta facendo effettuare a chi si rivolge a lui, la terapia delle cellule staminali. Nell’intervista a Giulio Golia deLe Iene’, Vannoni spiegava:

“Oggi abbiamo un’esperienza su 60 malattie diverse, tutte malattie gravissime, tutte malattie che non hanno alternativa di cura. Tipo la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), la SMA, il Parkinson… tutte le malattie dell’osso, quindi la rigenerazione della cartilagine, dell’anca, tutte le malattie autoimmuni, come la Sclerosi Multipla, il Lupus… con 1 o 2 iniezioni di staminali queste malattie vengono completamente fermate, debellate per anni. In alcuni casi dopo alcuni anni ci possono essere delle piccole recidive. Si fa un’altra endovena… con le staminali si guarisce da tante patologie… le staminali non fanno miracoli, sono una cura, una terapia e come ogni terapia, funziona a seconda della gravità della malattia”.

Marco e Sergio che su internet sono attivissimi, hanno spedito una mail a Vannoni, chiedendogli di prendere in considerazione il loro caso. Vannoni non è un medico, ma questi due ragazzi si rivolgono a lui perchè, come dice papà Antonio, “i miei figli non hanno più speranze e a volte, chiedono di staccare i respiratori”.