Troppo traffico sulla ‘grotta dei cervi’, arriva un esposto in Procura

Grotta dei cervi

PORTO BADISCO (LE)  –  Divieti sistematicamente non rispettati e, per di più, nessun accorgimento per imporre o sollecitare la loro osservanza. Arriva un esposto in Procura sul paradosso che rischia di mandare in frantumi la ‘grotta dei cervi’.

È il secondo, dopo quello dello scorso anno.

È stato consegnato nelle mani del procuratore aggiunto Ennio Cillo e porta la firma di due componenti storici del gruppo speleologico ‘Ndronico, Pino Salamina e Gianni Cremonesini, oltre che di Luciano Faggiano, dell’omonimo Museo di Lecce.

Chiedono di verificare se sono stati effettuati degli interventi volti a frenare il degrado del gioiellino neolitico, per le cui pitture parietali è deleterio il passaggio continuo soprattutto dei mezzi pesanti. Che lì, in teoria, non dovrebbero per niente transitare, visto che esistono i cartelli di divieto, puntualmente ignorati, addirittura dagli autobus della STP.

Ovviamente, non si tratta di verificare la semplice infrazione al codice della strada. Il problema è più grave e complesso. E con l’esposto si chiede di scoperchiare il ‘vaso di Pandora’: quei divieti sono lì per un motivo ben preciso. Il non rispettarli comporta automaticamente il procurato danno alla grotta, importante perchè unicum in tutta l’Europa. Il passaggio continuo di camion, ruspe, pullman, roulotte provoca vibrazioni sulle pareti dei cunicoli che si estendono fino a 2 km nell’entroterra, al di sotto della strada provinciale 87.

E questa è una delle cause, già accertate, dello sbriciolamento dei pittogrammi preistorici, oro colato e irripetibile per tutto il Salento e non solo. Pitture tutelate per legge. Pitture, però, abbandonate per inerzia, per assenza di controlli. Ecco, nel testo dell’esposto, affidato al procuratore Cillo e corredato dal libro ‘La grotta dei cervi sul Canale d’Otranto’ del geologo Fulvio Zezza, docente dell’Università di Venezia.

Si chiede di far luce sull’eventuale responsabilità di chi ha permesso e continua a permettere che questo avvenga, a chi spetta l’effettiva osservanza degli obblighi di legge. A chi sono da imputare, insomma, gli eventuali danni provocati dal transito dei mezzi. Perchè, se tanto quelle pitture devono essere lasciate allo sgretolamento, se tanto la ‘grotta dei cervi’ dev’essere abbandonata a se stessa, tanto vale allora aprirla al pubblico e farla visitare prima che muoia. È una provocazione che ritorna.

E torna ora che si è iniziato a discutere, per quanto a rilento, di una effettiva chiusura a tutto il traffico compreso quello delle auto, della litoranea adriatica. Soprintendenza e Provincia di Lecce si sono ritrovate attorno a un tavolo una sola volta, nei mesi scorsi. Dopo allora, il progetto è fermo ad un’idea di massima e non c’è all’orizzonte alcuna misura da adottare per cercare quantomeno di deviare il traffico più pericoloso, come dovrebbe essere da molto tempo.

Eppure, l’alternativa per arrivare a Porto Badisco c’è, senza asfaltare tratturi e cementificare il paesaggio più delicato della provincia: da Maglie, da Otranto o da sud raggiungere Uggiano La Chiesa e da lì sfruttare il collegamento con la marina. Una soluzione già praticabile. Incredibilmente ovvia, se solo si decidesse davvero di tutelare quel pezzo di storia.