II veggente di Carmiano: le contraddizioni nei messaggi e il monito di Don Gigi

Tony Laggetta

CARMIANO (LE)  –  La Chiesa ha scelto il silenzio. Ma non l’inerzia. Il caso di Tony Laggetta e dei cinque veggenti è stato al centro di accurate indagini interne dell’Arcidiocesi di Lecce. L’esito è una circolare diramata a tutte le Parrocchie nella quale si informano tutti i sacerdoti che le apparizioni, i messaggi e tutto ciò che accade nelle campagne di Carmiano nel Calvario di Gesù Crocifisso non hanno nulla di sovrannaturale. Una sentenza netta.

La nuova puntata de L’Indiano ha cercato di dare una spiegazione razionale a quanto accade.

Partendo dai messaggi. L’aspetto più complesso. La Chiesa li ha reputati generici, sulla falsariga di quelli di Medjugorje ma a differenza di questi ultimi privi di struttura teologica.

La mancata conoscenza della dottrina religiosa di chi li scrive, secondo gli esperti, è evidente nelle numerose contraddizioni. Proviamo a capirli meglio.

Il linguaggio è estremamente colloquiale: “Ciao figli” o “Forza ragazzi”, dice spesso il Signore. Ritorna spesso la confusione tra le figure del Padre e del Figlio. I temi sono ciclici: conversione, umiltà, fede e preghiera. Ma altrettanto ciclici sono gli strafalcioni: “Come nel messaggio del 9 marzo 2013”.

Quando poi il messaggio lascia la strada della genericità e fa riferimento ad argomenti estremamente precisi, ecco che il registro linguistico cambia a tal punto da lasciare a bocca aperta. Vale la pena leggerlo.

Altro aspetto è la strana coincidenza di alcuni messaggi. Sembrano cioè, arrivare in concomitanza di alcuni eventi. Ma mai prima.

Tony Laggetta ha deciso di disobbedire a quanto gli ha ordinato la Chiesa. “Obbedisco direttamente al Signore”, ha detto. Sostiene che l’acqua e l’olio prodotti sul terreno di Carmiano – mai benedetti da alcun sacerdote ma anche in questo caso, direttamente dal Signore in barba a tutta la gerarchia ecclesiastica – stiano compiendo miracoli e grazie. Ognuno deciderà a cosa credere. Ma val la pena dire che la fede è tanto bella da essere anche fragile. E per divenire forte e robusta, va sempre trattata con amore e delicatezza. Da chiunque.