Sigilli al depuratore Gennarini, Matacchiera: “Problema mai risolto”

sversamento depuratore Gennarini

TARANTO – Quella del depuratore  Gennarini è una vicenda vecchia 12 anni. È dal 2001 infatti che si susseguono denunce, raccolte firme, esposti e video shock diffusi dall’ambientalista Fabio Matacchiera presidente del Fondo Antidiossina onlus. 

E, ieri, è giunta la notizia del sequestro dell’impianto comunale di depurazione da parte del Nucleo Difesa Mare della Capitaneria di porto di Taranto per presunti episodi di inquinamento marino. È stato accertato lo stato di degrado ed abbandono in cui versavano tutte le strutture, con assenza di una minima attività di manutenzione e con il conseguente malfunzionamento dello stesso impianto, che non è più in grado di assolvere alla funzione alla quale è preposto. Appresa la notizia è intervenuto con una nota il Movimento Politico Condemi.

“Hanno trovato finalmente conferma – sostengono l’avv. Filippo Condemi e il consigliere comunale Aldo Renna le nostre ripetute sollecitazioni inoltrate negli anni all’Amministrazione comunale e al sindaco Stefàno in particolare, circa il cattivo funzionamento dell’impianto e della condotta sottomarina, con lo sversamento in mare di liquami non trattati adeguatamente”.

Eppure ha ricordato l’ambietalista Mataccheira, che di fatto è stato il primo a denunciare lo sversamento in Mar Grande constatando e  documentando la rottura dei condotti del depuratore in ben 40 punti, all’epoca nei fondali che furono proprio i politici dell’epoca ed in particolare Condemi, a sminuire i dati scioccanti raccolti, spiegando che si trattava solo di piccole rotture e facilmente aggiustabili. Sono trascorsi, intanto, 12 anni.

E ad oggi, le ipotesi di reato contestate e che hanno fatto scattare il sequsetro vanno dall’interruzione di pubblico servizio al danneggiamento aggravato di bene pubblico con scarico a mare di cose pericolose, oltre alla limitazione dell’uso pubblico del Demanio marittimo, ipotesi contemplata dal Codice della navigazione. Le opere sequestrate sono state affidate in custodia al Comune di Taranto.