Via Brenta, Poli Bortone indagata per peculato

Adriana Poli Bortone     .

LECCE  –  Era questione di giorni. Dopo l’ordinanza del giudice Stefano Sernia anche la Poli Bortone è finita nel registro degli indagati e il fascicolo su via Brenta è stato riaperto dalla Procura. Peculato, abuso d’ufficio e falso sono le accuse ora ipotizzate nei confronti dei dodici coinvolti.

Adriana Poli Bortone

Oltre all’allora sindaco di Lecce, il procuratore aggiunto Antonio De Donno dovrà fare luce sui presunti reati commessi dall’allora segretario generale del comune Domenico Maresca, dall’imprenditore Pietro Guagnano, dal dirigente del Comune Giuseppe Naccarelli; dal professore Massimo Buonerba, consulente giuridico giuridico dell’ex primo cittadino; dall’ex assessore Ennio De Leo; dal tecnico della Socoge Maurizio Ricercato; dall’ingegnere Piergiorgio Solombrino, ex responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune; e dal geometra comunale Roberto Brunetti. Ma anche dai quattro rappresentanti della finanziaria milanese Selmabipemme: l’amministratore delegato Renato Kobau, il dirigente Fabio Mungai, il funzionario Vincenzo Gallo e l’agente Nicola Baldassarre.

Il colpo di scena era già stato annunciato da una lunga ordinanza, letta dal giudice al termine del processo concluso con un’unica condanna a tre anni di carcere disposta nei confronti di Naccarelli per la sola ipotesi di falso.

Per il resto è tutto da rifare. Per il giudice non si trattò di truffa, ma di peculato. Le indagini dovranno ripartire dal contratto con il quale il Comune di Lecce è subentrato nel leasing che la società di Pietro Guagnano, la Socoge, aveva sottoscritto con la Selmabipiemme di Milano per l’acquisto dei palazzi di via Brenta. Un’operazione da 52 milioni 779.000 € da versare con canoni semestrali ed una maxirata finale di 14 milioni di euro.

Ora spetterà alle indagini stabilire i confini del presunto peculato, degli abusi e dei nuovi falsi segnalati nell’ordinanza.

 

Foto di Antonio Castelluzzo