Caos PD tra bancarotta e dimissioni del tesoriere

PD

BARI  –  Da Roma si va spediti come treni. Via il finanziamento pubblico ai partiti. Ma in Puglia – come nel resto d’Italia – il PD rischia di affogare nei debiti. Anzi è ad un passo dalla bancarotta. E all’orizzonte non c’è nulla di buono.

Ora che il tesoriere Pierluigi Balducci ha sbattuto la porta, la cassaforte è senza il suo custode.

E come se non bastassero i problemi economici, ci si mettono di mezzo anche le beghe politiche interne.

Il tesoriere ha rassegnato le sue dimissioni. Per due motivi. Il principale è che la nuova segreteria regionale – rivista da poco – è frutto, secondo Balducci, di un accordo personale tra il presidente del Partito Emiliano e il segretario Blasi. Non rispecchia più l’equilibrio che si creò, quando i candidati alla segreteria espressione delle tre correnti diverse, si sfidarono democraticamente con le primarie.

Quindi se la segreteria non rispetta l’esito del congresso, allora non c’è più motivo per restarci. L’altra motivazione è di natura meramente economica. Il PD non ha più un soldo, la proposta di risanamento che il tesoriere avanzò non ha avuto seguito, e dunque non c’è motivo di restare.

Qualche mese fa, infatti, Balducci propose tre strade per risanare i conti dissestati del partito. Tassare i parlamentari con 30.000 €, incassare gli arretrati dai consiglieri morosi, mettere in cassa integrazione quattro dei sei dipendenti e passare a part time gli altri due.

Di tutto questo nullo è stato fatto. La Regione ha rigettato la richiesta di cassa integrazione e contratti di solidarietà, i parlamentari non si sono tassati e i consiglieri e assessori regionali hanno comunicato di voler diminuire la propria quota partecipativa, passando da 1.000 a 500 € i primi e da 1.200 a 700 i secondi.

Ciò che fa lievitare le spese, spiega l’ex tesoriere, sono i dipendenti (6 sono in forza a Bari, 2 a Lecce che ne ha già mandati a casa 8, e nessuno a Brindisi e Taranto) e le spese per le trasferte.

“Quando non hai nemmeno una lira in cassa, le riunioni te le fai via skype così non paghi un centesimo”, dice ancora Balducci con il tono di chi nemmeno in questo è stato ascoltato. “Ha senso pagare una Mercedes, 1.200 € al mese che usa per il 90% solo il segretario?”, si chiede un collega di via Capruzzi. “Si prenda una macchina più economica e piccola”.

Fatto sta che il PD dovrà mettere una toppa alle spese, altrimenti rischiano di saltare anche le sedi fisiche dei partiti.