Ilva, la Procura: “No alla chiusura? Facciano nuova legge”

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TARANTO   ”L’importanza dell’Ilva per l’economia di Taranto non sfugge a nessuno, ma dobbiamo tutelare la salute di tutti”. Se non si vuole chiudere lo stabilimento, ”il Parlamento o il governo facciano un’altra legge per impedirlo. Così come con la 231. Noi non possiamo esimerci dall’applicare la legge”.

Così il procuratore capo della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, titolare dell’inchiesta per disastro ambientale.

”In giugno il nostro lavoro sarà finito, poi – rileva – toccherà ai giudici. Entro un anno massimo il dibattimento”. Ma intanto dal Consiglio dei Ministri non arriva nessun ‘decreto Ilva. La questione è ancora spinosa ma pare che si possa giungere alla soluzione definitiva entro il 5 giugno. E l’ipotesi del commissariamento sembra l’unica strada praticabile.

Intanto – lo sottolineano i sindacati – in fabbrica la tensione sale e la richiesta è quella dell’applicazione della legge. Anche per loro il commissariamento potrebbe essere una soluzione, purchè si riescano a conciliare le ragioni di salute, ambiente e lavoro. La scelta, a quanto pare, sarebbe tra un commissario vero e proprio ed un commissario ad acta, che si occuperebbe in prima persona del risanamento ambientale ma senza che la gestione sia tolta all’azienda.

Del resto è la stessa legge 231/12 a prevedere il commissariamento. Il 5 giugno, si diceva, potrebbe essere la data della svoltaIl 4 giugno, infatti, il premier Enrico Letta riferirà alla Camera sulla questione Ilva e martedì quindi potrebbe essere convocato un Consiglio dei Ministri straordinario per il varo di un decreto.

Il 5 giugno, invece, è il giorno in cui si riunisce l’assemblea dei soci Ilva per discutere delle dimissioni presentate dai vertici. Tra i problemi che invece resterebbero aperti, il maggiore resta quello della copertura economica per il risanamento ambientale e l’attuazione dell’AIA. E mentre il procuratore Sebastio ha lanciato quella che potrebbe suonare quasi come una provocazione, fare cioè una ‘salva Ilva bis’, è preoccupato il ministro dello Sviluppo, Flavio Zanonato: “Se si ferma un’azienda di questo tipo possiamo dire addio a tutta l’industria siderurgica e avremmo problemi con l’industria meccanica”, l’Ilvadeve essere risanata. L’alternativa non esiste – ha continuato -. Non è che se chiudiamo l’Ilva risolviamo il problema ambientale, ma come è successo a Piombino o a Bagnoli rischiamo un enorme degrado senza aver affrontato il problema produttivi e ambientale. C’è una sola strada, risanare e continuare a produrre acciaio che è assolutamente necessario per nostra economia”.