Il mistero di Gianni racchiuso nell’autopsia

Giovanni Itta

FRANCAVILLA FONTANA (BR) –  È davvero il corpo di Gianni Itta quello ritrovato carbonizzato, a fianco della sua auto in fiamme sulla provinciale per S.Marzano. E poi, si  è trattato davvero di suicidio?

Sono queste le domande cui l’autopsia e il test del DNA disposti dal pubblico ministero Marco D’Agostino dovranno dare risposta.

Per molti, soprattutto per gli amici più stretti e per la famiglia dell’edicolante, la morte dell’uomo è un giallo. Perchè lui, Gianni, non l’avrebbe mai fatto. Perchè Gianni era un tipo particolare, per certi versi strano e forse un po’ introverso, ma anche innamorato della vita e dei suoi affetti.

Neanche il ritrovamento di una sorta di lettera di addio all’interno della sua abitazione è riuscita a fugare tutti i dubbi su quello che, però, per gli investigatori, resta un probabile gesto estremo.

“Mi scuso per quello che ho fatto, vi saluto tutti. Un abbraccio alla mamma”. Questo il testo del messaggio, scritto a penna su un foglietto.

Se la tesi del suicidio venisse, come sembra, confermata dall’esame autoptico, si aprirebbe quindi alle speculazione sul perchè dell’estremo gesto. Gianni non soffriva particolari problemi economici. Aveva una sua attività, l’edicola tra piazza Umberto I e via Dante ed erano in tanti ad essere affezionati a quello strambo modo di fare. In giro per le consegne da ‘strillone’ con la sua Fiat Punto rossa, Gianni adorava il rock, seguiva con interesse la politica, locale e nazionale e quando lo andavi a trovare per un fumetto una rivista, ti salutava sempre nello stesso modo.

“Ciao Fratello Topo, che novità ci sono oggi a Francavilla?”.

Gianni, chi lo conosceva bene lo sa, era un simpatico matto, buono come il pane. Spesso disordinato, anche nella sistemazione delle riviste sugli scaffali. Eppure, la prima notte senza di lui, la sua edicola, sbirciando da un buco nella serranda, appariva in ordine e pulita. Con la luce lasciata accesa. Forse per una dimenticanza. Forse, perchè semplicemente a lui, fratello Topo un po’ di tutti, andava così.