Il Comune recupera, lo Stato vende: il paradosso della Torre S.Giovanni

Torre S.Giovanni

GALLIPOLI (LE)  –  La Regione Puglia mette i soldi, il Comune di Gallipoli ristruttura, lo Stato mette in vendita a privati. È il paradosso della Torre S.Giovanni, gioiellino militare del XVI secolo, uno dei simboli della ‘città bella’, sul lungomare.

L’Agenzia del Demanio, infatti, l’ha inserita tra i 44 immobili da trasferire al Fondo Invimit della SGR, una società partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia con il compito di accelerare il piano di dismissioni dei beni pubblici.

La cartina delle privatizzazioni, pubblicata sul Sole24Ore, tocca anche  il Salento: Gallipoli, oltre a Ostuni, dove verranno messe in vendita altre due torri, Villanova e Pozzelle. Quella di S.Giovanni è stata fatta rientrare nel portafoglio di ‘Valore Paese-Dimore’, il programma pensato per valorizzareo dismettere il patrimonio immobiliare non strumentale e in cui confluiscono immobili ‘in uso’ e con valore ‘evidente’ e che richiedano iter amministrativi brevi per la cantierabilità del progetto. È entro l’anno che si prevede la presentazione sul mercato privato, per la cessione per almeno 70 anni, questa è l’ipotesi allo studio.

Torre San Giovanni

E c’è da scommetterci, le proposte non tarderanno ad arrivare. E non solo perchè il bene è nel cuore della movida gallipolina, posizione strategica, a due passi dai lidi e dai centri della dolce vita rivierasca. Se si presume che Torre S.Giovanni andrà a ruba è perchè arriverà sul mercato fresca di restauri.

Un paradosso incredibile, di cui è stato tenuto all’oscuro lo stesso Comune di Gallipoli. nel prossimo mese di giugno, infatti, verrà consegnato finalmente il cantiere che avrebbe dovuto essere terminato già lo scorso anno. 350.000 € di fondi regionali per il recupero funzionale della Torre che diventerà un museo naturalistico e un centro di documentazione ambientale. O almeno, che nelle intenzioni dovrebbe diventare la porta d’ingresso del parco naturale regionale di Punta Pizzo, già negli ultimi anni utilizzato come base del Centro studi cetacei e per la conservazione dei reperti naturalistici. Da avamposto dell’ambiente a, chissà, magari altro ristorante.