Dopo le palme, muoiono i lecci. Centinaia gli alberi da abbattere

Leccio

TIGGIANO (LE)   –   Da lontano sembra essere ancora il bosco rigoglioso di una volta. Dentro, invece, ha iniziato a spegnersi. Nessuna eutanasia. La morte è stata veloce, fulminea, inattesa, tanto da richiedere già l’intervento dell’ascia. A Tiggiano, almeno 300 lecci secolari saranno abbattuti in questi giorni nel bosco comunale ottocentesco, lo storico giardino dei Baroni Sauli alle spalle del Municipio.

Eppure questa non è altro che la punta dell’iceberg di un problema di cui, fino a poco fa, non si conoscevano le dimensioni, non si immaginava la portata, un dramma che ora emerge, però, con tutta la sua prepotenza: è moria di lecci in tutto il Salento, specie nella parte sud orientale.

Un fenomeno per gli esperti assolutamente paragonabile a quello che ha annientato migliaia di palme su tutto il territorio. I danni provocati dal Punteruolo Rosso li sta ripetendo pari pari un coleottero, il ‘Coroebus bifasciatus’. Con la differenza che a rischiare di scomparire stavolta non è una pianta esotica, importata dall’estero, ma una autoctona, la più rappresentativa forse di tutto il  Salento, quella che ha dato il nome alla stessa città di Lecce.

Sembra essere un attacco senza quartiere. Tiggiano è il capolinea. Ma, come conferma Francesco Minonne del Comitato di gestione del Parco Otranto- S.M.di Leuca, sotto i colpi del coleottero c’è anche il boschetto di Castro con altri 300 alberi su cui dover intervenire; c’è Andrano, dove alcuni lecci sono già stati abbattuti; c’è l’area dei nuclei boschivi di Poggiardo- Vignacastrisi, c’è  ancora  quella di Ortelle.

Forse a lungo il fenomeno è stato sottovalutato, pensando che il leccio avrebbe resistito. Qui a Tiggiano, ci si è accorti della gravità solo durante i sopralluoghi necessari per stilare il progetto esecutivo per la realizzazione di un ‘Bosco avventura’, giostrine sugli alberi che ora non si potranno più fare. In sei mesi la situazione è precipitata.

Il coleottero, il ‘minatore del legno’, attacca prima le foglie sulla sommità dei lecci, poi scava il tronco nutrendosi della linfa, prima di trasformarsi in farfalla. La corteccia potrebbe rimarginarsi, se non fosse che nel frattempo interviene un fungo a stroncare la pianta. Che dovrà essere necessariamente, a quel punto, abbattuta.

La rabbia del sindaco c’è tutta. Ora si venderà la legna ai cittadini e il ricavato sarà reinvestito nel tentare un salvataggio degli alberi che rimarranno, appena la metà. Le cure endoterapiche costano almeno a 5-600 € a pianta e non sembrano proponibili per intere aree boschive, anche perchè a base di potentissimi fitofarmaci. Il declino del nostro leccio sembra, dunque, iniziato. Ma la corsa ai ripari viaggia ancora a rilento.