Omfesa svenduta e poi fallita, è pioggia di reazioni. Caroli: “Piano spregiudicato”

Omfesa

TREPUZZI (LE)   –  “Un piano disinvolto, spregiudicato, realizzato in parallelo e in silenzio, senza che noi ne sapessimo nulla, senza averlo concertato con le parti sociali e con le istituzioni, pure impegnate in quel periodo a cercare una soluzione  possibile”.

Arriva dall’assessore al Lavoro della Regione Puglia, Leo Caroli, il commento più duro sullo strano caso di Omfesa, dopo le verità portate a galla durante la trasmissione di TeleRama, ‘L’Indiano. Assieme a lui, Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo economico: “Quello che emerge e le dichiarazioni di De Leo – dice – fanno immaginare un piano così spregiudicato da lasciare interdetti. È allucinante”.

Le officine di Trepuzzi sono state svendute a De Leo, 8 mesi prima del suo fallimento, per appena 1.750 €.

Un prezzo stracciato per una cessione di quote che ammontano sulla carta a oltre 2,3 milioni di euro. A quella cifra sono stati praticamente regalati capannoni, macchinari, beni per 9 milioni di euro, crediti da riscuotere per 5,5 milioni di euro, rimanenze da vendere per 8 milioni.

Voci dell’attivo di un bilancio in cui sono conteggiati sì debiti per quasi 17 mln di euro, ma che è stato chiuso in positivo giusto qualche giorno prima di quella data. E poi c’è l’operazione che De Leo, per sua stessa ammissione, stava tentando in vista del concordato: una newco, una nuova società già costituita con imprenditori cercati dallo stesso De Leo, per rilevare, inizialmente tramite l’affitto del ramo d’azienda, la parte buona di Omfesa  – magazzino, commesse ferme per circa 5 mln di euro – e per partecipare alle nuove gare di Trenitalia, riassumendo man mano i lavoratori che servivano, licenziati a febbraio per poter ottenere, dunque, dopo la mobilità, sgravi contributivi.

Le rogne, i debiti, sarebbero rimasti alla gestione del commissario. Certo, il concordato è sfumato e si è passati al fallimento, ma De Leo ha già confermato che il nuovo soggetto riproporrà il piano, per rilevare poi eventualmente l’azienda all’asta.

“Questo rende lo scenario a tinte fosche. Sono sconcertato – dice Caroli -. Mentre eravamo tutti impegnati a risolvere la vertenza, lui si è mosso senza dir nulla”.

“Nessuno può immaginare di mettere in campo scorciatoie o accette sui lavoratori, nè di strumentalizzare situazioni di crisi – rincara la dose la Capone -. Ora lo sconcerto deve lasciare il posto alla necessità di fare chiarezza”.

Anche per la vicepresidente della Provincia di Lecce, Simona Manca, tra l’altro di Trepuzzi, i dettagli portati a galla da ‘L’Indiano’ cambiano le carte in tavola.

E’ dai sindacati, ancora, che si registra un’ulteriore levata di scudi. Salvatore Arnesano, CGIL, è certo: “Ora capiamo perchè si è arrivati a questo punto – dice -. Ragionando in prospettiva non possiamo prescindere da questo”. Così anche Salvatore Giannetto, della UIL. Ancora più duro Piero Stefanizzi della  CISL: “De Leo tendeva a ripulire l’azienda – afferma – con l’obiettivo di scaricare sui commissari la gestione dei debiti e il rapporto col personale e passare nella lavatrice Omfesa. Il rilancio, ora, deve passare attraverso una rottura netta col passato, con De Leo, e attraverso il riconoscimento della illegittimità dei licenziamenti”.