Nella villa blindata una serra di marijuana, in manette un leccese

Paolo Calogiuri

MELPIGNANO (LE)  – La serra era protetta da occhi indiscreti con sistemi di sorveglianza controllati da un computer: telecamere in ogni angolo, alti muri di recinzione, cancelli sbarrati e persino tre rottweiler che incutevano terrore alla sola vista.

Per entrare e scoprire la fiorente coltivazione di marijuana alla periferia di Melpignano, alle spalle della cosiddetta Maglie ’90, perchè durante i Mondiali del ’90 furono costruiti in quella zona degli impianti sportivi, i carabinieri della Compagnia di Maglie al comando del maggiore Andrea Azzolini e del tenente Rolando Giusti hanno dovuto attendere l’arrivo del custode, dell’uomo cioè che quotidianamente si occupava di accudire la piantagione avendo l’uso dell’intera struttura. Una sorta di capannone industriale all’interno di quella che apparentemente sembrava una villa: dentro c’era anche un giardino ed una piscina, abusiva, sequestrata due anni fa dalla Finanza.

 Il suo era un appuntamento quotidiano: Paolo Calogiuri, 42enne leccese, volto già noto alle forze dell’ordine, raggiungeva quasi giornalmente il capannone. Arrivava la sera, apriva con le chiavi, e poi si tratteneva all’interno per tutta la notte. Orari un po inconsueti anche in compagnia di altre persone che non sono sfuggiti a qualche vicino che ha allertato i militari.

Nella serata di venerdì i carabinieri hanno atteso che l’uomo arrivasse e aprisse i cancelli per sorprenderlo, eludendo così tutti i sofisticati sistemi di sorveglianza: telecamere che Calogiuri controllava attraverso un computer sistemato all’interno di una stanzetta.

Che dentro ci fosse qualcosa di illegale era chiaro, ma la sorpresa c’è stata comunque: nel capannone di circa 100 metri quadri c’era una vera e propria serra di marijuana: 140 piante alte oltre un metro, una 60ina innestate da poco in dei vasi.

Sofisticato l’impianto di irrigazione e di condizionamento: c’erano ventilatori ovunque e lampade. Durante la perquisizione i carabinieri hanno trovato materiale molto interessante. Oltre al bilancino di precisione e a tutto l’occorrente per il confezionamento c’era una sorta di diario dove erano appuntati nomi di clienti, le cifre pagate da ognuno, tutte le fasi della crescita delle piante e i cm che guadagnavano mese dopo mese. Materiale che è stato acquisito e che insieme ai filmati registrati saranno utili per individuare gli acquirenti.

Un’attività fiorente e lucrosa quindi, a cui Paolo Calogiuri dedicava tutte le sue giornate e tutte le sue energie .

È stato sequestrato tutto e lui è finito in carcere con l’accusa di coltivazione di marijuana ai fini di spaccio.

 

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