Processo Vantaggiato, Motta chiede l’ergastolo e l’isolamento diurno

Giovanni Vantaggiato

BRINDISI  –   Ergastolo e isolamento diurno di 3 anni. E’ la richiesta di condanna formulata dalla pubblica accusa, dopo un’intensa e dettagliata requisitoria durata complessivamente 5 ore. Il procuratore capo della DDA di Lecce Cataldo Motta attraverso una serie di riferimenti giurisprudenziali, mira al riconoscimento dell’aggravante della finalità terroristica.

Secondo la teso accusatoria, infatti, Giovanni Vantaggiato reo confesso dell’attentato all’Istituto ‘Morvillo Falcone’, voleva uccidere creando panico, terrore e senso di insicurezza. Ed è esattamente quello che è accaduto alle 7.42 del 19 maggio 2012 a Brindisi. Secondo Motta è sufficiente valutare quegli attimi e la condotta dell’imputato che ha colpito nel mucchio, spinto dal desiderio di vendetta e ossessionato dal denaro, da quel mancato risarcimento per il quale, se avesse potuto, avrebbe persino piegato le leggi a suo favore.

“Sono le voci dei testimoni, gli accertamenti scientifici, le foto e i filmati, quindi, ad evidenziare la volontà del 69enne di Copertino: provocare una strage”, sottolinea il pubblico ministero Guglielmo Cataldi nel corso della requisitoria, in apertura di udienza. “Vantaggiato ha piazzato la bomba a pochi passi dall’ingresso pedonale di una scuola e ha atteso che il campo di guerra si riempisse, prima di pigiare il bottone del telecomando”.

Ha quindi devastato una città, lasciando per terra immobili e carbonizzate Melissa, morta poco dopo in ambulanza e le sue compagne. Selena, Azzurra, Sabrina, Veronica e Vanessa, rimaste gravemente ferite, ascoltano le parole del pm e indossano una t-shirt col volto di Melissa, a un soffio dalla cella in cui Vantaggiato segue con attenzione il processo. In prima fila, come sempre ci sono i genitori di Melissa, turbati dalla ricostruzione di quel tragico giorno.

Una ricostruzione volutamente meticolosa per impedire al tempo di edulcorare gli avvenimenti, ha spiegato Cataldi, aggiungendo: “Dietro il chiosco dei desideri, Vantaggiato non ha solo individuato un luogo di protezione ma anche il punto da cui godersi lo spettacolo”.

Infine il capitolo Cosimo Parato, l’esito del processo per truffa, l’ambito in cui si alimenta l’odio dell’imputato che il 24 febbraio 2008 ha fatto saltare in aria a Torre Santa Susanna il suo ex socio in affari e, quindi, la rabbia mai sopita nei confronti del sistema giudiziario che ha voluto ‘punire’ con l’attentato di un anno fa. Una strage che l’Italia ha affrontato in maniera composta, sfidando la paura di quei giorni. Una strage per la quale ora la giustizia chiede il conto.