Processo Padovano, i ristoratori: “Nessuna minaccia per l’acquisto del pesce”

carcere lecce

LECCE  –  Non abbiamo ricevuto alcuna minaccia, i frutti di mare erano buoni è convenienti”. Lo hanno dichiarato in aula alcuni ristoratori gallipolini. La loro testimonianza è stata raccolta nel corso del processo che si sta celebrando nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola per far luce sull’omicidio del boss Salvatore Padovano, alias Nino Bomba, consumato il 6 settembre del 2008 a Gallipoli, nei pressi della pescheria ‘Il Paradiso del Mare’.

Davanti alla Corte d’Assise, presieduta dal giudice Roberto Tanisi, sono stati sentiti, nelle scorse ore, i due fratelli Antonio e Franco Quintana, proprietari dei ristoranti ‘Il Bastione’ e ‘Mare Chiaro’; ma anche Cosimo e Damiano Rizzello, titolari de ‘L’Aragosta’ e del ‘Tramonto’ e Federico Stefanelli, del ‘Porto Gaio’, locale che intanto ha chiuso battenti.

Tutti hanno negato qualsiasi forma di minaccia. Hanno dichiarato di aver ricevuto la visita dell’attuale collaborante Giuseppe Barba, assistito dall’avvocato Paola Scialpi e Cosimo Cavalera, difeso dall’avvocato Ivana Quarta. I due imputati avrebbero chiesto ai ristoratori di acquistare i frutti di mare, dalla loro cooperativa ‘Oltre Mare’. E la proposta sarebbe stata da tutti accolta semplicemente perchè conveniente: prodotti buoni e prezzi economici.

Nella prossima udienza del processo, che sarà celebrata il 25 giugno, si procederà con l’ascolto dei testimoni citati dal Collegio difensivo. Tra loro dovrebbe comparire, salvo cambiamenti dell’ultima ora, anche l’ex sindaco di Galllipoli Flavio Fasano, per un certo periodo difensore di Rosario Padovano, il mandante reo confesso dell’omicidio del fratello, assistito dall’avvocato Luigi Piccinni.