Quale “giusto processo” dopo la scure sugli Uffici giudiziari?

Paolo Maci - Ada Alibrando

In un ordinamento giuridico innestato sui principi fondamentali del “giusto processo” (di cui all’art. 111 Cost, modificato con L. cost. 23 Novembre 1999 n.2), tra i quali, accanto alla “terzietà ed imparzialità del giudice”, al rispetto della “parità tra accusa e difesa”, allo svolgimento del processo nel “contraddittorio tra le parti”, campeggia il riconoscimento del canone della ragionevole durata del processo – sancito, oltre che dall’art. 111, comma 2, Cost, dall’art. 6, comma 1, della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali e dall’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea – la programmata riforma della geografia giudiziaria rischia la paralisi del diritto ed il collasso degli apparati giudiziari.

Il progetto di riordino nasce dall’applicazione della legge 148 del 2011, di conversione del decreto legge n. 138 del 2011 (Misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e lo sviluppo) che, con asseriti obiettivi di risparmio di spesa e di incremento di efficienza, prevede la riorganizzazione sul territorio degli Uffici giudiziari, attraverso la riduzione di quelli di primo grado e la soppressione delle sezioni distaccate di Tribunale, anche mediante accorpamento ai Tribunali limitrofi.

Il successivo decreto legislativo n. 155 del 2012 ha stabilito la cancellazione di 667 Uffici dei Giudici di pace, di 31 Tribunali non coincidenti con capoluoghi di provincia e di 220 sezioni distaccate.

Vi è di più. In questi giorni, sul sito del Ministero della Giustizia, sono state pubblicate, le “linee guida” per la dismissione degli immobili sedi di tribunali destinati alla soppressione, con l’obiettivo di procedere “nel più breve tempo possibile alla totale dismissione delle strutture ove sono attualmente allocati tutti gli uffici soppressi”. Azione, oltremodo, acceleratoria del Ministero che evidentemente, urta contro il senso comune che auspicava si attendesse, almeno, l’esito dei giudizi di legittimità costituzionale, attivati da più parti d’Italia, e la cui trattazione è prevista per il mese di ottobre, quindi a tribunali già chiusi.

Non v’è chi non veda che la battaglia contro la soppressione degli uffici periferici e gli accorpamenti delle sedi di giustizia si preannuncia particolarmente lunga e difficoltosa.

Dal canto suo, il sindacato Confsal Unsa ha offerto l’incipit alla protesta, convocando in data 8 Maggio u.s., presso la sezione del Tribunale di Casarano, un’ assemblea generale del personale in servizio presso le sedi interessate dai tagli, appartenenti al tribunale ed agli uffici del giudice di pace.

Anche a parere del sindacato, in effetti, l’eredità lasciata dal precedente esecutivo Monti, sarebbe stata piuttosto pesante. La decisione di procedere con la totale soppressione degli uffici periferici, infatti, andrebbe nella direzione contraria rispetto a quanto previsto dalla legge delega che ne consentiva la mera riduzione.

Nel caso specifico della Provincia di Lecce, i numeri giocavano a favore del mantenimento delle sezioni di Casarano, Nardò e Maglie. Ma il governo ha tirato dritto in tutta fretta, con un’ accelerazione delle procedure; infatti, sulla base delle suddette linee guida, il Tribunale di Lecce sta cercando di ottenere almeno il mantenimento temporaneo, per un massimo di cinque anni, di qualche immobile, sempre a spese del Comune ospitante e, in ogni modo, senza poter fermare gli accorpamenti.

Le conseguenze della desertificazione della giustizia sul territorio, sarebbero simili ad un collasso degli apparati giudiziari, vessati da enormi difficoltà gestionali, disagi e inefficienze, con un aggravio di impegni e di costi per quanti hanno a che fare con l’apparato giudiziario: dai Comuni alle Forze dell’Ordine, all’avvocatura e ai semplici cittadini.

Opportuna ed urgente appare la scelta di inviare delle proposte a tutti i gruppi politici parlamentari.

Nei prossimi giorni, anche il Presidente del Tribunale di Lecce, Mario Benfatto, informerà i sindacati sulla questione della permanenza temporanea di qualche immobile per ragioni logistiche, considerato che Lecce non sarebbe ancora attrezzata ad accogliere documenti e personale, provenienti dalla provincia.

Inoltre, una delegazione dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura, guidata dal Presidente Nicola Marino, incontrerà il Ministro di Giustizia Cancellieri il prossimo 23 maggio nel pomeriggio. L’OUA presenterà al Guardasigilli le mozioni conclusive dell’ultimo Congresso Nazionale Forense, massima assise dell’avvocatura e illustrerà le proposte della categoria per la riforma della giustizia civile e penale. Tra le priorità da affrontare, i nodi della geografia giudiziaria e della revisione dei compensi professionali. A reazione di siffatti argomenti rimane, intanto, confermata, l’astensione dalle udienze per i giorni 29 e 30 maggio p.v., con una manifestazione nazionale a Roma il 30 maggio.

La scure sugli uffici giudiziari, quindi, comporterebbe la desertificazione della giustizia sul territorio nonchè l’ulteriore ed insostenibile vessazione sugli apparati giudiziari già inficiati dalla lentezza dei processi, anche i meno gravi. Tutto ciò, esaspera gli animi per tanti motivi: per le notevoli spese legali, burocratiche etc. … per il senso di lontananza dello Stato, per il fastidio quotidiano di vedere i furbi che la fanno franca.

La tortuosità delle procedure, la lentezza dei processi non rendono una giustizia giusta ed effettiva al cittadino, ma sembrano premiare chi non ha il senso di legalità delle cose. Ancor più, dunque, la concentrazione del carico giudiziario al capoluogo di provincia genererà seri e gravi fenomeni di disagio per i cittadini, nuovi costi per utenti, per traslochi, per indennità per il trasferimento dei magistrati, per l’edilizia giudiziaria, in totale dispregio di ogni forma e finalità di risparmio.

Appare, oltremodo, evidente come tutto questo possa alimentare il malcontento e sfociare nell’esasperazione e nel malessere sociale, con conseguente sconfitta del DIRITTO e della GIUSTIZIA.

Pertanto, alla luce della responsabilità sociale delle classi dirigenti, appare improrogabile ed indefettibile l’intervento di urgenza, al fine di evitare di distruggere la giustizia di prossimità e di mortificare interi territori del nostro Paese, dal punto di vista dei diritti. Oggi, più che mai, si avverte il senso di disagio per il lavoro, per il carovita, per gli ambiti socio-sanitari, per le incongruenze nell’applicazione dei diritti, per le difficoltà di un sistema giudiziario lento, macchinoso e posto, con siffatta ennesima riforma, in uno stato di emergenza assoluta. Non possiamo ancora una volta essere vittima di uno Stato inadempiente che non appresta, cioè, i mezzi adeguati per una pronta ed efficace giustizia!

Avv. Paolo Maci

Coordinatore Provincia di Lecce MRS-MIR

 

Avv. Ada Alibrando

Vice Coordinatore Provincia di Lecce MRS-MIR