Rimborsi per i ricoveri: la Regione vince al Consiglio di Stato

ospedale panico tricase

TRICASE (LE)  –  Il Consiglio di Stato dà ragione alla Regione Puglia. Le prestazioni effettuate dal ‘Miulli’ di Acquaviva che superano il budget fissato, non devono essere rimborsate. E ora il ‘Panìco’ di Tricase trema. La vicenda è strettamente correlata perchè le situazioni sono estremamente simili.

Questi i fatti.

Gli Enti Ecclesiastici non sono strutture completamente pubbliche perchè di proprietà della Chiesa, ma non vengono trattate nemmeno come strutture private, perchè con la Regione hanno convenzioni differenti da queste.

Una di queste differenze sta pure nel fatto che quando un paziente si rivolge ad una struttura ecclesiastica non può essere mandato a casa. Non è mai successo. Ed è quello che, invece, rinnega il Consiglio di Stato nella sentenza emessa nelle scorse ore.

“Non c’è obbligo di erogare la prestazione – specificano i massimi Magistrati – la struttura deve avvertire gli utenti che le prestazioni non sono rimborsabili”. Questo perchè a prevalere “deve essere l’esigenza del contenimento della spesa”.

Dunque, se per le prestazioni erogate fuori dal tetto massimo nel 2008, il Consiglio di Stato ha riconosciuto al ‘Panìco’ di Tricase il diritto al rimborso di 8 milioni di euro, così potrebbe non essere per quelli spesi negli anni dal 2019 al 2011. E la somma totale arriva a toccare quota 40 milioni di euro. Una cifra enorme che se non fosse riconosciuta manderebbe in seria crisi e difficoltà la struttura del Salento.

Gli Avvocati che seguono il caso, dopo aver letto attentamente la sentenza del ‘Miulli’, decideranno quale strada è meglio intraprendere. “La Regione ultimamente ha dato segnali di aver inteso quale enorme beneficio danno gli Enti ecclesiastici alla sanità pugliese – spiega il legale del ‘Panìco’ Ernesto Sticchi Damianiavendo chiuso molte strutture nel Capo di Leuca, diventa essenziale il ruolo dell’Ente di Tricase”. Tanto è vero che per il 2012 non c’è contenzioso. Dunque, ora si vaglierà se tentare una mediazione con la Regione oppure continuare sulla strada del contenzioso dinanzi al Consiglio di Stato.