Veleni nell’ex SASPI, al via i campionamenti sui pozzi

ex SASPI

LECCE  –  Se i pozzi intorno alla SASPI sono avvelenati si saprà presto, dopo i prelievi effettuati in mattinata. Così entra nel vivo l’inchiesta relativa all’ex inceneritore tra Lecce e Lizzanello. Carabinieri del NOE, tecnici dell’ARPA Puglia, assieme ai due consulenti nominati dalla Procura, il chimico Mauro Sanna e il geologo Cesare Carocci, hanno passato al setacci quattro pozzi della zona, uno appartenente ad un’azienda collocata nelle vicinanze e tre di abitazioni private, che attingono l’acqua da lì, non essendo la zona servita da acquedotto.

Per ognuno, sono stati prelevati tre campioni su cui verranno effettuate le analisi necessarie per verificare la compromissione della matrice acquifera della falda. È il primo passo concreto per cercare di capire se nel corso degli anni abbiano provocato danni effettivi le 100.000 tonnellate di rifiuti, comprese le ceneri della combustione, sepolti nel terreno privato limitrofo all’ex impianto, oggi comunale.

L’inchiesta, in realtà, è stata avviata già due anni, dopo l’esposto di un proprietario di un terreno limitrofo, che ha denunciato la presenza di liquidi scuri provenienti dai buchi nella recinzione con il fondo vicino, lo stesso in cui sono stati abbancati i rifiuti. Ad ogni pioggia uno scroscio di acqua nera. Da dove provenga e se abbia comportato danni è ciò che la Procura dovrà accertare.

Il fascicolo d’indagine è nelle mani dei PM Ennio Cillo e Donatina Buffelli. Nel registro degli indagati sono state iscritte 4 persone, tra cui ex dirigenti della SASPI. I reati contestati sono quelli di getto pericoloso di cose, danneggiamento, omessa bonifica di siti contaminati e avvelenamento colposo della falda acquifera. Tutti, ovviamente, da verificare. Le prime prove per avere conferme o smentite sulle conseguenza di quella ecobomba che dorme nella pancia di Lecce da decenni potrebbero essere ricavate dai prelievi appena eseguiti.