Fotovoltaico, i pannelli sequestrati devono essere riconnessi

parco fotovoltaico

MESAGNE (BR)  –  Sequestrato dal NOE nel marzo del 2012 perchè ritenuto abusivo, sarà riconnesso e quindi rimesso in attività, a seguito di un’ordinanza, destinata a fare scuola, emessa dal Tribunale di Brindisi.

Si parla di fotovoltaico, fotovoltaico ‘selvaggio’.

Si parla dell’impianto da 1 megawatt posto sotto sequestro lo scorso anno dai militari del NOE di Lecce che, dopo un controllo nell’agro di Mesagne, contrada Calce, appurarono come la costruzione della centrale avvenne senza il rilascio da parte del Comune del permesso di costruire.

L’inghippo, come usanza, fu quello di frazionare l’impianto in particelle più piccole, con soglia non superiore al megawatt. Di casi come questo, in provincia di Brindisi, ce ne sono decine. Per questo, l’ordinanza firmata dal Giudice Valerio Fracassi si candida a precedente fondamentale per quello che è il futuro dei pannelli di silicio disseminati tra le campagne salentine.

In particolare, il Giudice delle Indagine Preliminari aveva disposto il sequestro dell’impianto in quanto ritenuto pertinente al reato di lottizzazione abusiva perchè “realizzato a seguito di artificioso frazionamento a scopo edificatorio, di un lotto e dello stesso impianto in modo da eludere la normativa che richiedeva, per gli impianti della potenza complessiva di quello realizzato, un’autorizzazione”.

 

Il Tribunale di Brindisi, accogliendo l’istanza proposta dall’Avv. Massimo Manfreda e dall’Avv. Andrea Sticchi Damiani ha, pertanto, disposto la nomina di un amministratore al fine di garantire la riconnessione dell’impianto e, pertanto, la continuazione dell’attività di gestione nelle more della definizione del giudizio di merito.

 

Le motivazione si basano sull’oggettivo impegno economico di notevole entità sostenuto per la realizzazione dell’impianto in questione, nonché del fatto che la prolungata inattività dellos tesso determinerebbe la definitiva ed irreversibile cessazione di ogni funzionalità dello stesso.

 

L’ordinanza in commento, assimilando gli impianti fotovoltaici a complessi aziendali in quanto funzionali alla produzione di un bene – energia elettrica – ed alla vendita dello stesso a fronte di un corrispettivo, pare quindi aprire la strada ad un’attenta rilettura dell’intera materia cautelare ed è verosimilmente destinata a modificare in maniera sensibile l’atteggiamento di procura e forze dell’ordine nei confronti di un business, quello dell’energia pulita, ma,spesso selvaggia, su cui la Procura di Brindisi presta da tempo grande attenzione.