Da 8 anni senza collaudo, così muore la zona industriale di Tricase

Tricase-Specchia-Miggiano

Il buio ha imperato per un bel po’ di anni. Ora, almeno, la sera i fari si accendono. “Ma manca tutto il resto”, ripete Vito Maglie. È lui uno degli imprenditori audaci che ha scommesso sulla zona industriale di Tricase-Miggiano-Specchia.

Qui dove, da 8 anni mancano ancora, paradossalmente, acqua corrente e fognatura.

Cancelli chiusi, una lunga scia di strade deserte, campagne coltivate dentro l’agglomerato industriale. Così si arena questa mastodontica zona PIP, una balena spiaggiata che ha sbattuto il suo muso contro un cortocircuito burocratico assurdo.

Nel 2005, il cantiere da 3.386.000 €  – derivanti dal Patto territoriale per Lecce – per le opere di urbanizzazione non è mai stato consegnato. Il Consorzio ASI, proprietario dell’area, non ha pagato per intero l’appalto all’ATI Meridionale Costruzioni – Tundo Michele, a cui deve ancora 450.000 €. Per contro, l’ATI ha risposto picche: dopo la realizzazione del troncone centrale e la messa a dimora delle tubazioni, non si è proceduto a effettuare il collaudo.

Dunque, non si è mai potuto procedere con gli allacci delle singole utenze.

E il risultato, ancora adesso, è incredibilmente questo: bastoni tra le ruote per le imprese – poche – che già ci sono, deterrenti forti per quelle che potrebbero affacciarsi, nonostante il costo decisamente ridotto rispetto a quello di mercato dei lotti disponibili.

Il contenzioso tra ASI e impresa che ha eseguito i lavori si è incancrenito. E a questo se ne aggiunge un secondo, tra ASI e Ministero, che al primo deve ancora 400.000 €.  “Per sbloccare la situazione, noi dovremmo anticipare quelle somme, ma non siamo in grado di farlo”, conferma Angelo Tondo, Presidente del Consorzio leccese, che per la prossima settimana ha convocato un tavolo apposito.

E dire che su quella stessa zona sono in arrivo altri 2.300.000 € dalla Regione per il completamento delle infrastrutture idrauliche. Così continua a morire la zona PIP che avrebbe dovuto coagulare le iniziative imprenditoriali di quasi tutta l’area del Capo di Leuca. Invece, continua ad essere un guscio vuoto, una maglia troppo grande, slabbrata, fatta indossare a un territorio che nel frattempo prova a vivere d’altro. 139 ettari spalmati su 264 lotti, di cui impegnati, badate bene, appena 25.

Nel frattempo, 2 km più a nord la stessa Regione finanzia la zona artigianale di Andrano, lavori in corso e richiesta di lotti prossima allo zero…