Incendio ‘Class Auto ‘, le telecamere immortalano gli attentatori

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FRANCAVILLA FONTANA (BR)   –   Un’auto scura, probabilmente un’utilitaria, che arriva a fari spenti e parcheggia davanti al cancello dell’autosalone. Dall’auto, scendono due uomini, che scavalcano la recinzione e in circa 3 minuti, appiccano il fuoco dedicandosi singolarmente alle 9 auto parcheggiate nel cortile, cosparse di liquido infiammabile.

Quindi, le fiamme e la fuga. Le immagini registrate dalla telecamera di videosorveglianza del concessionario ‘Class Auto’  di via Brindisi a Francavilla, in fiamme nella notte di domenica, hanno immortalato le gesta dei due piromani capaci di provocare un danno quantificabile in almeno 35.000 €.

In neanche 5 minuti, i criminali hanno letteralmente distrutto una Smart, due Fiat Punto, un’Alfa 147, una Fiat Stilo, una Megane Scènic, una Lancia Lybra, una Nissan Micra e una Ford Focus. Altre due Focus, invece, sono rimaste parzialmente danneggiate.

Il tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco ha comunque permesso di ‘salvare’ gli uffici e un capannone. I militari del nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Francavilla, coordinati dal Tenente Simone Clemente, sono quindi sulle tracce dei responsabili.

Pur non escludendo alcuna pista, difficile che in questo caso possa trattarsi di racket. Innanzitutto, per le modalità, lontane dal classico avvertimento. Chi è interessato a presentare il pizzo, non distrugge solitamente, la principale fonte di guadagno.

I Carabinieri, piuttosto, ritengono che l’episodio possa essere in qualche modo ricollegato alla famiglia proprietaria del concessionario. Il titolare dell’attività è il 66enne Cosimo Benvenuto Capuano, personaggio noto alle forze dell’ordine, ma soprattutto al figlio Salvatore, 44enne, uno dei 28 arrestati nel dicembre 2010 nell’ambito dell’operazione ‘Last Minutes’ e ritenuto uno dei principali referenti della frangia mesagnese della Sacra Corona Unita nella ‘città degli Imperiali’.

Lo scorso dicembre, Capuano, giudicato insieme a Gaetano Leo e a Giancarlo ‘zio Carlone’ Capobianco colpevole del reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, è stato condannato alla pena di 5, in primo grado con il rito del processo abbreviato. Il nome del pregiudicato compare nei verbali delle ‘confessioni’ del pentito Ercole Penna, detto ‘Linu lu biondu’, che proprio a Francavilla aveva in Capobianco il suo principale referente.

Durante l’ultima udienza del processo, Cosimo Guarini, altro pentito Mesagne, precisò come per Capobianco non risultasse “nessun rito per le affiliazioni, nessun grado, ma so che faceva parte della SCU, lo avevo sentito dire”. E secondo gli inquirenti, era proprio il ‘re dei casalinghi’ a fare da intermediario tra la SCU mesagnese e Leo e Capuano. E mentre per quest’ultimo, i Giudici hanno escluso il ruolo di capo e promotore, gli ‘007’ dell’Arma non possono escludere che dietro l’incendio di domenica, non ci sia la lunga mano della criminalità organizzata.